12 MAGGIO 2016
Ambasciatore saudita, no a fossati tra musulmani e il mondo

Rayed Krimly, terroristi non sono salvatori Islam. Lotta sia la nostra

 

(ANSAmed) - ROMA - "Se il terrorismo non può trovare spiegazione nelle dottrine tradizionali dell'Islam sunnita e sciita, per quale motivo ci sono oggi molti terroristi che innalzano vessilli islamici?". La risposta è da cercare nei fattori politici. E per sconfiggere il terrorismo "dobbiamo conquistare i cuori e le menti delle persone. Qui, i leader religiosi, così come quelli politici e civili, hanno un ruolo strategico da svolgere". E' quanto sostiene l'ambasciatore Saudita in Italia, Rayed Krimly, che all'ANSA anticipa il suo intervento al seminario dal titolo "Religione e Terrorismo. Varie Prospettive", che terrà domani al Centro Culturale Islamico d'Italia della Grande Moschea di Roma.

"In meno di quattro decadi - ricorda il diplomatico - siamo stati testimoni di uno tsunami di guerre e invasioni da parte di superpotenze. Dall'occupazione sovietica dell'Afghanistan (1979-1989), al conflitto Iran-Iraq (1980-1988), dalla guerra americana in Afghanistan, all'embargo statunitense contro l'Iraq e la successiva occupazione del Paese, fino al conflitto siriano, che è ancora oggi in corso. Milioni di morti, ricorda, e migliaia di sfollati". Altro importante fattore politico, dice, "i fallimenti socio-economici di dittature militari o monopartitiche. Come risultato, arabi e musulmani sono scesi in strada a milioni reclamando maggiori opportunità e una migliore governance. Nemmeno una volta hanno considerato i terroristi di oggi come loro leader. E persino nel bel mezzo di questi sconvolgimenti, la maggior parte dei musulmani è rimasta moderata e ha rifiutato l'estremismo".

Le legittime aspirazioni degli arabi e dei musulmani, prosegue Krimly, non possono essere soddisfatte da milizie settarie, o da gruppi terroristici.
"Saranno soddisfatte solo dai moderati capaci di costituire sistemi politici inclusivi".

Se invece si vuole aiutare i terroristi a vincere, avverte, "allora possiamo fare una di queste tre cose: scavare un fossato tra i musulmani e il resto dell'umanità, garantendo così che i terroristi siano percepiti come i legittimi difensori dell'Islam; chiudere un occhio e lasciare che un brutale dittatore come Bashar al-Assad prosegua nei suoi massacri e proceda a far pulizia del suo stesso popolo in Siria; far affidamento su un tipo di terroristi, come le milizie settarie, per combattere un altro tipo di terroristi, come l'Isis, facendo della maggioranza delle comunità sunnite arene di reclutamento per i terroristi".

"Gli arabi e i musulmani non possono, e non dovrebbero, aspettare che gli altri facciano la cosa giusta. Essi sono le principali vittime del terrorismo, e loro è la battaglia. Ecco l'esatta motivazione per la quale l'Arabia Saudita - vittima nel corso dei decenni di numerosi attacchi terroristici, molti dei quali orditi dall'Iran come sostiene da tempo Riad, Al Qaeda e dal 2015 dall'Isis - è andata stabilendo l'Alleanza Islamica contro il terrorismo".

Infine, conclude Krimly il rapporto con la modernità. "I musulmani hanno anche chiaramente bisogno di venire a patti con la modernità. Essi non sono le sole, o uniche, vittime della storia mondiale. Essi dovrebbero confidare a sufficienza nella loro fede per accogliere, piuttosto che ripudiare, l'innovazione e i progressi moderni".

All'incontro di domani, interverranno i prof. Olivier Roy, direttore del Programma Mediterraneo dell'Istituto Universitario Europeo di Firenze; Franco Cardini, professore emerito di Storia Medievale e docente presso l'Istituto di Scienze Umane e Sociali di Firenze e presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e Andrea Margelletti, presidente del Ce.SI. Centro Studi internazionali. (ANSAmed).

Fonte: ANSA med