16 APRILE 2016
Simulata assemblea Nato su conflitto in Ucraina

Il conflitto in Ucraina è stato al centro della simulazione di un’assemblea della Nato organizzato ieri pomeriggio all’Università di via Alviano dal Club Atlantico giovanile del Friuli Venezia Giulia insieme al Msoi, il Movimento studentesco per l’organizzazione internazionale di Gorizia. L’iniziativa è stata preceduta in mattinata da una conferenza sull’allargamento a Est dell’Alleanza atlantica. Gli interventi del direttore della Nato defense college foundation Alessandro Politi, dell’analista del Cesi responsabile dei desk “Africa” ed “ex Urss” Marco di Liddo, dell’ammiraglio di squadra e docente di Strategia Ferdinando Sanfelice di Monteforte e del professor Georg Meyr hanno dato ai ragazzi le informazioni di base per poi lavorare nel corso del pomeriggio. Per tradizione, Mosca non può pensare di aderire alla Nato, un’organizzazione fondata dopo la Seconda guerra mondiale per contrastare proprio l’espansione del Comunismo, ma la caduta del Muro di Berlino e la disgregazione dell’Urss hanno portato molti Paesi dell’Est a prendere il modello Occidentale come punto di riferimento strategico. Se però alcuni governi hanno potuto smarcarsi facilmente dall’influenza del Cremlino, altri hanno incontrato - e continuano ad incontrare - delle difficoltà. Su tutti sono stati analizzati i casi della Georgia e, soprattutto, dell’Ucraina.

«La Nato non ha interesse ad espandersi, ma ci sono 28 Paesi che devono decidere come fare con la Russia. Il problema è capire se l’emisfero Nord del pianeta agisce o no in maniera concertata. Per ora è no», ha sottolineato Politi ricordando che le sfide globali oggi sono essenzialmente di tipo finanziario. In merito all’Ucraina l’ammiraglio Sanfelice di Monteforte, al termine del suo articolato intervento sul ruolo del Mar Nero nello scacchiere internazionale, ha messo in evidenza un concetto di fondo: la Russia non ha invaso la Crimea perché la sua popolazione è a prevalenza russa, l’ha invasa perché, per lei, è strategica.

«Il Mar Nero – ha detto – è un centro di aggregazione di spinte opposte che portano a numerose situazioni pericolose” e per Mosca le basi navali in Crimea rappresentano l’unica via di accesso possibile ai “mari caldi». Ricordando che la Russia ha imparato a combattere con un sistema ibrido basato sulla guerra informatica e sulle operazioni di tipo psicologico e di persuasione piuttosto che sulla forza, di Liddo ha quindi invitato gli studenti goriziani ad «essere immuni alla retorica e a guardare la verità delle cose». La due giorni di lavori promossa con il patrocinio della Nato, del Dipartimento di Scienze politiche e sociali e del Consorzio per lo sviluppo del polo universitario di Gorizia si concluderà questa mattina con le premiazioni e il bilancio finale.

Fonte: Il Piccolo