23 APRILE 2013
Più opportunità per l'Italia in un mercato in crescita

Dopo sei mesi di colloqui andati a vuoto l'accordo tra Serbia e Kosovo è stato siglato. La mediatrice dell'Unione Europea, Catherine Ashton, è riuscita nel difficile compito di mettere d'accordo i primi ministri di Belgrado e Pristina sui punti cruciali della gestione di polizia e giustizia nel Nord del Kosovo - abitato in maggioranza da cittadini di etnia serba - e sul benestare serbo a una futura entrata del Kosovo nell'Unione europea e nell'Onu. I termini dell'accordo non sono ancora noti ed è legittimo aspettarsi qualche resistenza da parte della comunità serba residente in Kosovo, ma si tratta comunque di un passo determinante per la normalizzazione dei rapporti tra i due stati balcanici e per la stabilità nell'area della ex Jugoslavia che ha ripercussioni su tutta l'Europa e sull'Italia in particolare. Tra le prime conseguenze c'è sicuramente il miglioramento dell'intero sistema economico kosovaro, attualmente carente dal punto di vista legislativo, istituzionale e infrastrutturale, e quindi l'apertura di un mercato potenzialmente appetibile e molto legato all'Italia.


 Secondo l'ambasciatore d'Italia a Pristina, Michael Louis Giffoni, «bisogna puntare al medio periodo e concentrarsi su alcuni settori essenziali e trainanti quali l'energia, l'agricoltura e l'industria di trasformazione agro-alimentare con investimenti ponderati e consistenti».


Nonostante le carenze e i rischi del mercato del Kosovo, nel corso del 2012 il tasso di crescita economica è stato stimato al 2,7%. Negli ultimi anni molte imprese italiane si sono orientate verso questo Paese per l'esportazione ma anche per investimenti produttivi e per forme di collaborazione con partner locali grazie alla presenza di materie prime in loco, di manodopera a basso costo - lo stipendio medio mensile è di 270 euro - e di una normativa fiscale favorevole. L'interscambio commerciale tra Italia e Kosovo è in continua crescita e nel 2012 è stato di 152,2 milioni di euro secondo gli ultimi dati dell'Ice.


 L'Italia nel 2012 è stato il secondo fornitore tra i Paesi dell'Ue e il primo cliente nel mondo, mentre le società italiane con capitale sociale registrato sono 159 - per un totale di 19 milioni di euro - con 1.100 addetti, soprattutto nei settori manifatturiero, dell'edilizia e del commercio.
 Tra gli altri partner commerciali del Kosovo, i primi posti spettano a Germania, Turchia, Stati Uniti e Svizzera, segno che l'interesse internazionale per questo mercato è alto. La comunità serba residente nel Nord del Kosovo ha già espresso malumore per l'accordo raggiunto a Bruxelles, ma secondo l'ambasciatore Giffoni «l'opzione insurrezionale non è ipotizzabile poiché porterebbe il Paese al completo isolamento e un ritorno alla situazione del 2011 è molto difficile».


In questo quadro la missione Nato, presente nell'area dal 1999 con la Kfor, ha un ruolo essenziale per il mantenimento della pace tra le diverse etnie e per la ricostruzione delle infrastrutture e delle istituzioni kosovare.


«Rispetto al 2000 la situazione è totalmente cambiata», racconta il colonnello Ascenzo Tocci, comandante del Multinational Battle Group West che controlla il settore occidentale del Paese. «Si tratta di un'area post conflict che porta i segni indelebili della guerra, ma la vita delle città è ripresa e la transizione delle funzioni di polizia e ordine pubblico alla Kosovo Police e alla Kosovo Security Force è quasi completa». Secondo Andrea Margelletti, consigliere strategico del ministro della Difesa e presidente del Cesi, Centro Studi Internazionali, «gli italiani hanno l'abitudine di pensare che la missione sia compiuta con l'invio dei militari, mentre quello è solo l'inizio. Il livello politico mostra poca attenzione alle missioni e di conseguenza l'opinione pubblica se ne dimentica. È bene sottolineare che un nuovo conflitto nell'area balcanica avrebbe conseguenze dirette su tutta Europa», prosegue Margelletti. «Il nostro contingente in seno alla Kfor svolge un lavoro fondamentale per la stabilità di quell'area e rappresenta un avamposto per le indagini sui flussi di droga proveniente dall'Afghanistan che passano dal Kosovo».

Francesco Patti

 

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Fonte: www.ilsole24ore.com