08 MARZO 2016
Libia: a Tobruk nuove difficoltà per il governo unico

In Libia, rischiano di allungarsi i tempi per il varo di un governo di unità nazionale, che dovrebbe mettere insieme le due realtà istituzionali di Tripoli e Tobruk. Ma proprio il parlamento di Tobruk, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale, non è riuscito neanche ieri a riunirsi per votare la fiducia all’esecutivo voluto fortemente dall'Onu. Su queste ultime difficoltà, Giancarlo La Vella, ha intervistato Gabriele Iacovino, responsabile analisti del Centro Studi Internazionali (Cesi):

Ascolta l'intervista: 

R. – In questo momento, si stanno facendo dei passi per cercare un compromesso. Questo ovviamente va a detrimento di alcuni profili istituzionali del governo riconosciuto a Tobruk ma, certo, qualche passo bisogna pure compierlo. Purtroppo, però, questo fa sì che non tutti abbiano il riconoscimento che vorrebbero in queste nuove istituzioni e questo rende il processo sempre più difficile.

D. – E’ lecito aspettare così tanto tempo a fronte di una presenza del cosiddetto Stato Islamico che non è solo ingombrante, ma anche pericolosa?

R. – Purtroppo il tempo in Libia si è perso e si è continuato a perdere nel corso dell’ultimo anno e mezzo. In questo momento le pressioni internazionali sono tante e sono forti. Francia, Gran Bretagna, gli Stati Uniti, ma anche l’Italia stanno spingendo per supportare le Nazioni Unite, che in questo ultimo anno e mezzo hanno compiuto più passi falsi che passi positivi per raggiungere un compromesso. Il tempo per la Libia era scaduto già un anno e mezzo fa, figuriamoci oggi. La pressione poi proveniente dalla presenza del sedicente Stato Islamico incrementa i timori per una sempre più instabile situazione nel Paese. Certo è che in questo momento la minaccia dello Stato Islamico è forte, ma non è l’unica minaccia per la stabilità della Libia.

D. – Si sta parlando di un intervento straniero a guida italiana, ma la comunità internazionale ha una posizione univoca per la soluzione della crisi libica?

R. – Gli interessi sono molteplici. Il focus principale è la stabilizzazione del Paese. La divisione in zone di influenza – Tripolitania, Cirenaica e Fezzan – di fatto rappresenta i vari interessi in campo. Forse il processo di nuove istituzioni libiche che vedano uno Stato unitario libico, al cui interno ci siano ampie autonomie di queste regioni, è l’unica soluzione che può essere perseguita per cercare di stabilizzare il Paese. Quindi, diciamo una federalizzazione all’interno di uno Stato unico. Senza questo processo, che vada in un certo senso a riconoscere da una parte l’autonomia e dall’altra i poteri locali, forse non ci potranno essere soluzioni per la Libia.

Fonte: Radio Vaticana