28 FEBBRAIO 2016
Afghanistan. Margelletti: coinvolgere attori regionali per trovare pace

In Afghanistan, ancora violenze nonostante i tentativi di mediazione. Almeno 25 i morti ieri in due attentati: il primo, nel centro di Kabul, è stato rivendicato dai talebani; il secondo, ad opera di un kamikaze, è avvenuto ad Asadabad, nella provincia di Kunar. Altri 28 i morti tra i talebani, in diverse località, in scontri tra l'esercito e gli ex studenti coranici. Maria Laura Serpico ha intervistato il presidente del Centro Studi Internazionali, Andrea Margelletti:

R. – Per troppo tempo si è pensato che si potesse risolvere la situazione in Afghanistan solo guardando il problema interno afghano. Nella realtà dei fatti, occorreva coinvolgere gli attori regionali ben prima. Ma non solo: gli stessi attori regionali, che possono rappresentare una soluzione, sono contestualmente anche parte del problema, perché hanno una propria agenda nazionale e questa non sempre è armonica con un Afghanistan stabilizzato e pacifico.

D. – Come vive oggi la popolazione afghana?

R. – In alcune zone c’è una situazione decisamente più tranquilla: la gente vive. Naturalmente, in questi anni è stato fatto tantissimo: non sono stati commessi soltanto errori, ma ci sono persone che hanno accesso – migliaia e migliaia di persone – all’istruzione, alla sanità, che prima non sapevano neanche che cosa volesse dire. In alcune zone dell’Afghanistan la vita è ragionevolmente tranquilla per quello che può essere lo standard afghano. In altre zone, la situazione è certamente molto più complessa e critica.

D. – Quali sono le reali possibilità del governo attuale di perdurare nel tempo?

R. – Dipenderà molto se tradizionali alleati dell’Afghanistan nell’Occidente non gli faranno mancare supporto. La solitudine porta sempre instabilità. Quindi la speranza è che questo supporto possa mantenersi nel tempo e consentire al governo legittimo di Kabul di proseguire nel suo lavoro.

D. – Come i Paesi sviluppati possono contribuire alla stabilizzazione?

R. – Sicuramente continuare a mantenere un supporto alle forze armate e di sicurezza afghane. E dall’altra parte, con un’attenta e oculata politica di supporto economico, aiutare il governo di Kabul a far crescere le proprie istituzioni.

D. – Quali sono le fazioni interne invece all’Afghanistan? Qual è il loro ruolo e a chi si appoggiano?

R. – Vi sono una molteplicità di realtà in Afghanistan: è un Paese per tradizione diviso in gruppi e fazioni. Non vi sono soltanto i talebani, a loro volta suddivisi in diversi gruppi, ma vi sono anche fortissime fazioni della criminalità organizzata che tendono a minare la stabilità del Paese.

D. – Come si può arrivare, dunque, alla stabilizzazione di un contesto così frastagliato?

R. – E' dando supporto al governo di Kabul che spinge verso uno Stato unitario e non a una suddivisione di fazioni, tagiki, pashtun, uzbeki e quanto altro, che si potrà trovare – speriamo – la chiave di questo Paese martoriato da troppi anni.

Fonte: Radio Vaticana