08 FEBBRAIO 2016
La verità su Regeni difficilmente verrà fuori

Andrea Margelletti, presidente del Ce.S.I., si è fatto un’idea sulla vicenda di Regeni, e teme che, per quanto Egitto e Italia siano amici, una verità non potrà emergere. 

Com’è andata secondo lei?
Probabilmente il ragazzo frequentava qualche ambiente sgradito, anche nulla di che, ma potrebbe essere finito in qualche retata o simile. Purtroppo quando avrà detto che era italiano, i locali non hanno preso in grande considerazione il nostro Paese, ed erano convinti di avere l’impunità. Lì in Egitto c’è una repressione vera, dura. 

Il Cairo non è nostro amico?
Certo, ma non è che ci sia un governo eletto. C’è un governo che ha difficoltà a controllare una buona fetta del suo territorio e della sua popolazione. Ci sono sparatorie quotidiane, la minaccia del jihadismo è concreta e quotidiana. Le dittature per quanto “amiche” si basano sulla repressione, e la mano pesante capita spesso. 

Ma una vicenda del genere non è un danno per i vertici del Paese?
È improbabile che sapessero. Io dico solo che se fosse andata così, la responsabilità probabilmente è di un paio di pesci piccoli. Però in generale nella storia se il sistema si basa sul potere repressivo, se il governo “abbandona” i quadri bassi, si mette in pericolo perché questi rappresentano le centinaia di migliaia di agenti che fondano il potere.  

Perché è uscito il corpo?
Chissà. Magari hanno pensato che potesse placare gli animi, allontanare i riflettori, essere un gesto di buona volontà.
 
Come pensa che finirà?
Spero di sbagliarmi, ma credo che sarà impossibile ottenere la verità processuale di questa vicenda. Se qualcuno pensa di vedere qualche poliziotto egiziano arrestato e messo alla gogna temo che resterà deluso.

Fonte: MetroNews