19 GENNAIO 2016
Libia: annunciato governo di concordia nazionale, fuori Haftar

In Libia, annunciato il governo di concordia nazionale. E’ un “salto” in avanti ma ora “abbiamo davanti un duro lavoro”, ha dichiarato Martin Kobler rappresentante speciale dell’Onu per la Libia. Ora si attende la ratifica da parte del parlamento. Il servizio di Massimiliano Menichetti:

La Libia tenta di uscire dalla crisi in piena guerra contro i jihadisti dell’Is e la frammentazione interna. Annunciata oggi la formazione del governo di accordo nazionale: 32 ministri guidati dal premier Fayez al Sarraj affiancato a sua volta da 4 vicepremier. Non assegnato al generale Khalifa Haftar il dicastero della Difesa come auspicato dal parlamento di Tobruk, quello finora riconosciuto a livello internazionale a differenza di quello di Tripoli. Per l’Ue che ieri si è riunita a Bruxelles a livello di ministri degli Esteri il neonato esecutivo è “l'unico legittimo" e le altre formazioni diventano solo realtà “parallele”. Intanto, sul terreno è ancora violenza, per mano dei jihadisti dell’Is, nelle ultime 24 ore si sono registrati scontri nei pressi di Bengasi e vicino Surman, a 60 km da Tripoli. In questo quadro, ieri, Germania e l’Italia non escludono “se richiesto” l’intervento armato per fermare il Califfato e stabilizzare il Paese.

Per un commento al nuovo esecutivo abbiamo intervistato Gabriele Iacovino, responsabile degli analisti del Centro studi internazionali:

R. – E’ un passo aspettato; ma è ancora un primo passo verso la soluzione libica, perché – stando ai numeri annunciati – è un governo molto più grande di quello previsto e soprattutto è un esecutivo che per entrare in carica ha ancora bisogno dell’approvazione del parlamento.

D. – Quale parlamento dovrà approvare: Tobruk o Tripoli? Tobruk, lo ricordiamo, è quello riconosciuto a livello internazionale, finora …

R. – Per adesso le cancellerie europee, quelle tra le più contente per questo accordo, parlano solo del parlamento di Tobruk, fermo restando il fatto che l’accordo iniziale sottoscritto dalle Nazioni Unite a novembre - e di cui questo governo dovrebbe essere figlio - prevedeva anche l’approvazione del governo di Tripoli. Ma anche su questo punto per ora non vi è certezza sul reale processo istituzionale di approvazione. La sensazione è che questo nuovo passo sia necessario soprattutto per la diplomazia internazionale, per creare un soggetto unitario e rappresentativo di un certo volere libico, soprattutto per la stabilizzazione del Paese in un’ottica futura e per un possibile intervento.

D. – Viene ribadito un esecutivo composto da 32 ministri provenienti da ogni parte del Paese: che rappresentatività hanno queste persone?

R. - È tutto da verificare, anche che forza possono avere sul territorio. Un altro grande interrogativo è come questo governo sarà accettato all’interno della Libia. Se già vi erano tantissimi malumori quando c’è stata l’implementazione di questo accordo a fine 2015, possiamo solo immaginare in questo momento quale possa essere il sentire libico per questo nuovo governo.

D. - Ma il governo potrebbe ottenere sostegni interni vista l’avanzata dell’Is, quindi fungere da catalizzatore contro questa realtà?

R. - Molto più in Occidente che all’interno della Libia, anche perché sul territorio ci sono già delle milizie che in passato anche adesso hanno combattuto lo Stato islamico, prima fra tutte la milizia di Misurata, però ora sarà poco rappresentata all’interno di questo governo. Finora tutti i segnali mostrano un nuovo esecutivo quale primo passo verso una possibile missione internazionale.

D. – Dunque alcune luci, ma ancora tantissime incognite …

R. – Non solo per il governo e la sua approvazione, ma per tutta la soluzione libica. E’ come se ci fossero due strade: una interna dove la percezione di questo governo e di tutto questo processo rimane molto ombrosa, poco accettata sia dalla popolazione sia dalle varie realtà di potere locale e un’altra strada - quella occidentale - che ha bisogno appunto di un’entità governativa per programmare una stabilizzazione del Paese.

Fonte: Radio Vaticana.