11 GENNAIO 2016
Lega Araba condanna Iran per “ingerenza”. Sale tensione tra Riad e Teheran

I Paesi della Lega Araba - eccezione fatta per il Libano che conta una vasta comunità sciita - hanno condannato l'Iran di "ingerenza negli affari arabi". Il pronunciamento è stato rilasciato al termine di una riunione di emergenza richiesta dall'Arabia Saudita, tenutasi ieri al Cairo e dopo la rottura delle relazioni diplomatiche tra Riad e Teheran, causata dall’esecuzione da parte dei sauditi di un noto imam sciita, a cui hanno fatto seguito gli assalti alle sedi diplomatiche saudite in Iran. Sull’escalation di tensioni tra Iran e Arabia Saudita, Marco Guerra ha intervistato Gabriele Iacovino, coordinatore degli analisti del Centro Studi internazionali (Cesi):

R. – E’ un nuovo capitolo di questa lotta per il potere e per l’influenza nell’area che prende presupposto da una divisione religiosa tra sunniti e sciiti ma che di fatto poi è una lotta politica tra Arabia Saudita e Iran. Certo è che era scontato che la Lega araba si andasse a schierare con l’alleato saudita che in questo momento sta cercando di formare un fronte unico, unito, di tutti i Paesi sunniti contro lo spauracchio sciita-iraniano. Di fatto è un qualcosa che sta andando avanti da tempo, una lotta che sta andando avanti da tempo. L’abbiamo vista in Siria, l’abbiamo vista in Yemen, ma rischia di continuare ad alzare i toni e di destabilizzare ulteriormente non solo la penisola arabica, ma anche l’interno scacchiere mediorientale.

D. – Infatti, questa spaccatura tra sciiti e sunniti si riflette in Libano che è l’unico Paese che non ha votato la risoluzione di condanna della Lega Araba. Siamo quindi di fronte a uno scontro confessionale o rischia di diventarlo?

R. – Rischia di diventarlo perché viene utilizzata una dialettica religiosa per fini politici. Questa è una lotta per il potere e per l’influenza nell’area, una lotta politica. Di fatto, il Libano è un po’ la cartina di tornasole dove gli equilibri sono sempre precari. Infatti, anche questo era scontato, che il Libano non votasse la risoluzione per non andare ad ampliare uno scontro che è già abbastanza forte. Certo è che, purtroppo, quando poi per l’influenza politica si utilizzano dinamiche religiose è sempre difficile controllarne gli effetti.

D. – In Siria e in Yemen questo scontro è già militare sul campo, è già realtà. La pacificazione nei rapporti tra Iran e resto del mondo arabo, tra Riyad e Teheran, è condizione indispensabile per la pace in queste nazioni?

R. – Sicuramente, è un presupposto perché la ricerca di una soluzione sia più semplice. Di fatto, il riavvicinamento allo scacchiere internazionale dell’Iran, grazie all’accordo sul nucleare, ha buttato nell’angoscia la leadership saudita che ha visto in questo riavvicinamento il rischio di una perdita di potere e di influenza. Questo ha fatto sì che lo scontro settario in determinati scenari, come la Siria ma anche lo Yemen, si sia amplificato. Questa acredine, questi toni così accesi arrivano in un momento in cui la diplomazia sembrava stesse facendo dei passi avanti soprattutto per quanto riguarda la Siria e soprattutto per quanto riguarda i negoziati a Vienna. Questa dicotomia, questo scontro, lancia profonde minacce alla ricerca di una soluzione diplomatica per quanto riguarda questo contesto.

D. – Il Pakistan ha detto che sarà a fianco dell’Arabia Saudita, ove si manifestasse una minaccia alla sua integrità territoriale. Questo scontro tra sciiti e sunniti rischia quindi di allargarsi a tutti i Paesi musulmani, anche quelli fuori dall’area del mondo arabo?

R. – Rivestono un’importanza strategica le relazioni e le alleanze. Il Pakistan è da sempre un alleato strategico dell’Arabia Saudita, sia per quanto riguarda lo scambio di expertise militare sia per quanto riguarda i flussi finanziari provenienti dall’Arabia Saudita verso le forze armate pakistane. Inevitabilmente uno scontro politico così forte tra due potenze regionali come l’Arabia Saudita e l’Iran coinvolge un po’ tutti gli alleati e se da una parte negli ultimi anni siamo stati abituati più ad un’azione capillare iraniana, per cercare di ampliare la propria influenza con Hezbollah in Libano ma anche con lo stesso Assad in Siria, adesso stiamo vedendo come anche l’Arabia Saudita stia cercando di utilizzare le proprie relazioni in ottica di questo scontro di potere.

Fonte: Radio Vaticana