01 DICEMBRE 2015
Terrorismo: blitz della polizia contro kosovari, quattro fermi

Altamente pericolosi e collegati con le filiere jihadiste in Siria. E’ il profilo dei quattro kosovari fermati oggi tra Brescia e il Kosovo nell’ambito di un’operazione denominata ‘Van Damme’, condotta dalla Procura nazionale antimafia e dalla polizia di Brescia, in collaborazione con la polizia kosovara.Francesca Sabatinelli:

Si ritiene fossero legati al terrorista dell’Is in Siria, il kosovaro Lavdrim Muhaxheri i quattro fermati oggi, autori anche di messaggi in rete di matrice antisemita e antioccidentale, alcuni anche di minacce rivolte al Papa. “E’ solamente l’inizio”: avevano scritto subito dopo gli attentati di Parigi, legandoli ai raid francesi sulla Siria. “L’Europa verrà disgregata in cinque anni”: una delle altre minacce, fortunatamente rimaste alla fase di propaganda e apologia, hanno spiegato dalla Digos, perché fermate prima che potessero esserci problemi. A conferma che il gruppo avrebbe potuto andare oltre le parole, e passare ai fatti, il ritrovamento di armi  in Kosovo in possesso dell’arrestato ritenuto la mente del gruppo: Samet Imishiti che, secondo la polizia, avrebbe combattuto all’estero. E’ stato attraverso un  gruppo di  Facebook che gli inquirenti sono arrivati a Imishiti, con base italiana nel bresciano e propaggini nei Balcani. Le indagini non si fermano, avvertono gli investigatori, due dei quattro fermati saranno espulsi, un terzo per ora è sotto sorveglianza speciale, il quarto, appunto Imishiti, si trova invece in stato di arresto. Andrea Margelletti, presidente  del Cesi, Centro studi internazionali:

R. – L’aspetto sicuramente positivo è quello della grande collaborazione tra le forze di polizia europee e i servizi di intelligence, che non appaiono, ma che naturalmente sono sempre sullo sfondo. Dall’altra parte, vediamo il riconoscimento di quello che l’Italia già sa, ovvero che esiste una pista, un fil rouge balcanico, che è anche figlio dell’opera di radicalizzazione sul territorio che hanno fatto molte charities sunnite nel corso degli ultimi dieci anni. Sicuramente dobbiamo tutti renderci conto che non stiamo partecipando ad uno sprint ma ad una maratona. E’ un conflitto lungo, sarà assai doloroso, e prima ce ne rendiamo conto e meglio sarà per tutti. Ma il fatto estremamente positivo è che per risolvere un problema bisogna prima di tutto riconoscere di averlo. E questo mi pare che i nostri investigatori l’abbiano assolutamente chiaro.

D. – La mente si pensa fosse un “foreign fighter” rientrato in Europa, con una base nel bresciano e poi in Kosovo…

R. – Esattamente. Ormai sono moltissimi anni che tutti gli attentati a matrice religiosa in Europa sono stati svolti da cittadini europei. Questo deve farci meditare moltissimo sulle politiche di integrazione e su quanto sia sempre più importante mantenere alta la visione della laicità dello Stato. Non ci sono cittadini di una religione o di un’altra, ma ci sono cittadini rispettosi o non rispettosi delle leggi. Questa deve essere la nostra stella polare.

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