28 MARZO 2015
Jihadisti della porta accanto «Il vero pericolo per l'Italia»

«VEDO il concreto rischio che ci siano degli italiani, come dei francesi, degli inglesi o altri cittadini europei, sia di origine mediorientale che non, che dopo essersi addestrati e aver combattuto in Siria o in Libia tornino in Europa e compiano attentati terroristici». Così Andrea Margelletti, presidente del think thank Cesi (Centro studi internazionali).


È oggi meno probabile l’eventualità di cellule dormienti o inviate da fuori per colpirci? E la possibilità che si attivino di ‘terroristi fai da te’ che agiscano per emulazione?
«Allo stato rimangono eventualità assai meno probabili. Ovviamente non possiamo escluderle, ma oggi chi pensa di colpirci è in primis gente con passaporto europeo, magari europei di seconda generazione o semplici europei convertiti. Sono loro che vorrebbero esportare la guerra santa nei paesi nei quali sono nati».


L’allarme terroristico torna a bussare alla nostra porta. Oggi (ieri per chi legge, ndr) è scattato l’allarme per una possibile bomba su un volo per Beirut. Sono decollati i caccia, l’aereo è stato fatto atterrare a Fiumicino. Per fortuna non c’era una bomba a bordo, ma dobbiamo abituarci a vivere avendo come compagna la paura?
«Dobbiamo essere consapevoli che il momento che stiamo vivendo espone a dei rischi, ma senza cedere alla paura. Oggi dobbiamo plaudere al fatto che il sistema ha funzionato. Di fronte a un rischio potenziale, il meccanismo di protezione è entrato in funzione. È una prova che se anche sono passati tanti anni e il pubblico è disattento, chi se ne deve occupare invece l’attenzione la mantiene».


Qual è il modo migliore per rispondere alla minaccia di attacchi dell’Isis nel nostro Paese?
«Fare indagini quando ci sono elementi che lo consentono, ma soprattutto fare prevenzione».

Dove, come...
«È particolarmente utile fare un monitoraggio attento di internet, che è ormai una vera e propria agorà del terrorismo. E lavorare non molto, ma moltissimo con le comunità islamiche, che sono costituite per la stragrande maggioranza da persone perbene che non solo non sono contigue ai terroristi o, peggio, terroristi, ma che non vogliono avere assolutamente nulla a che fare con il terrorismo. Le comunità islamiche sono parte essenziale del dispositivo di sicurezza. Le loro antenne sono state e possono in futuro ancora essere estremamente preziose per identificare minacce potenziali».

L’Isis vuole colpirci, dopo averlo fatto con una serie di plateali decapitazioni, per spingerci all’intervento, usando gli attacchi aerei dell’Occidente come strumento di propaganda per la Jihad?
«No, l’Isis vuole solo una legittimazione politica. Pensa in grande. Vuole diventare un attore regionale. Il fatto che alla coalizione allestita dal presidente Obama partecipino anche paesi come l’Arabia Saudita e soprattutto il Qatar è importante, ma la crescita delle capacità economiche dell’Isis sta riducendo i margini di manovra e lo spazio di influenza dei paesi del Golfo. Tramite il traffico illegale di petrolio e i soldi presi dalla banca centrale irachena a Mosul l’Isis dipende in maniera minore dai finanziamenti che provengono dal Golfo. Quindi è più autonomo. E questa non è una buona notizia»

Fonte: Quotidiano Nazionale