31 AGOSTO 2012
Il futuro delle Forze Armate polacche
DI Pietro Lucania

Le forze armate polacche, sono state tra i 18 partecipanti all’esercitazione denominata Crystal Eagle 2012, svoltasi dal 2 al 12 maggio 2012 a Nymindegab in Danimarca, sotto il controllo del Multinational Corps Nord-est.

La circostanza è stata anche un’occasione per continuare a testare il sistema di comando e controllo C4I SZAFRAN; uno strumento integrato all’interno del MCNE per il quale già nel 2011 personale del PIT (acronimo del Telecommunications Research Institute di Varsavia) aveva svolto un adeguato programma di formazione ad alto livello, anche in concomitanza con la consegna di una delle recenti versioni del sistema.

I diversi scenari predisposti nell’ambito delle esercitazioni hanno consentito di valutare l’interazione dei moduli tecnici che lo caratterizzano e le caratteristiche tecniche ritenute adeguate alle moderne esigenze operative, con particolare riguardo ai teatri operativi internazionali, dove sempre più spesso la Polonia è presente con i suoi contingenti.

La presenza di forze armate polacche in missioni internazionali non è un fatto nuovo, sebbene inizialmente tali partecipazioni si riferissero ad operazioni in ambito ONU quali: UNIDOF sulle alture del Golan, UNIFIL, in Libano e MINURCAT in Ciad.

Tuttavia, già dal 1996, con l’invio di un contingente militare in Bosnia Erzegovina (operazione IFOR), benché non ancora membro della NATO, la Polonia si era inserita a pieno titolo in un più ampio contesto internazionale.

Col trascorrere del tempo, l’adesione all’alleanza atlantica ed all’UE, la consapevolezza di confrontarsi con mutati scenari geopolitici e di terrorismo, avevano determinato un progressivo ed intenso coinvolgimento in operazioni quali: Enduring Freedom in Afghanisthan nel 2002,  Iraqi Freedom in Iraq nel 2003, Concordia nella Repubblica di Macedonia nel 2003, nonché EUFOR in Bosnia Erzegovina.

Nel complesso, attualmente, la Polonia partecipa a 14 operazioni internazionali siano esse sotto l’egida ONU che in ambito NATO e UE, con circa 3.500 unità di vari reparti: tra queste va anche segnalata, la partecipazione relativa ad Active Endeavour, operazione militare navale della  NATO nell’area del Mediterraneo, finalizzata alla prevenzione di movimenti di terroristi o del  traffico di armi di distruzione di massa e per la sicurezza della navigazione.

Proprio in ragione di una sempre maggiore presenza in ambito internazionale e nella consapevolezza di poter svolgere in Europa un ruolo rilevante, la Polonia da deciso di dotarsi di standard tecnologici all’avanguardia, peraltro richiesti in ambito NATO e per far ciò ha strategicamente predisposto un ambizioso programma che nei prossimi decenni condurrà ad un graduale ma costante processo di modernizzazione delle sue Forze Armate, attraverso l’elaborazione di numerosi ed interessanti progetti.

Tra i settori interessati si segnalano quello aeronautico, nonostante la flotta aerea possa comunque contare sugli F-16 di recente acquisizione, sia in versione monoposto che in quelle biposto, con dotazioni abbastanza all’avanguardia per quanto concerne radar, sistemi di designazione bersagli e varie tipologie di missili.

Sotto il profilo economico, la scelta di dotarsi dei costosi F16 è stata molto complessa: da un lato si apprezzano i ritorni economici derivanti dalle compensazioni industriali; dall’altro, risultano evidenti le complesse ed onerose esigenze di formazione di piloti e tecnici specializzati indispensabili a  mantenere l’efficienza e gli standard dei velivoli (esigenze queste al momento non del tutto soddisfatte).

Previsto anche l’acquisto di alcune decine di elicotteri multiruolo, sulla cui scelta potrebbero essere favorite sia Agusta Westland (già produttrice in territorio polacco del Sokol) che Sikorsky (con stabilimenti a Mielek nel sud-est del paese dove vengono assemblati gli S-70i una delle versioni del più noto Black Hawk).

Si tratta di una prima fase di ristrutturazione ed ammodernamento che, a regime, dovrebbe portare alla sostituzione di circa 150 elicotteri di origine sovietica (già nel 2010 molti dei vecchi Mil Mi-24 “Hind” e Mil Mi-17 “Hip” erano stati oggetto di modifica con sistemi di protezione forniti da un’azienda svedese, per rispondere meglio alle mutate esigenze operative).

Anche la Marina Polacca subirà degli interventi correttivi: in tal senso saranno sicuramente interessate a nuovi adeguamenti, le numerose corvette idonee a proteggere le linee di comunicazione e ad eseguire una consistente serie di attività sia nelle acque costiere sia nel bacino del Baltico.

Tuttavia, non è stata ancora definita la riconversione di altre unità quali sottomarini e cacciamine con strumentazioni più moderne e sistemi missilistici di nuova concezione.

Altro progetto fortemente voluto anche in previsione della costituzione di un’unità militare che possa sovrintendere alle attività delle forze speciali, è quello dei velivoli di  ricognizione senza pilota: attualmente i droni già acquistati sono degli UAV Aerostar  e Orbiter (dell’israeliana Aeronautics Defense System) nonché altri Scan Eagle (gruppo Boeing), alcuni dei quali  hanno già trovato impiego in Afghanisthan, nel futuro si cercherà di acquistare anche degli UGVs  (Unmanned Ground Vehicles).

Notevole interesse riveste anche il progetto Tytan ISW “Soldato Polacco del Futuro”, iniziato nel 2007, vertente su nuovi equipaggiamenti, uniformi, tecnologie di comunicazione e di protezione balistica. Sono previsti sistemi come computer portatili con batterie al litio, GPS, sistemi di visione notturna e IFF, elmetti con display e interfono, armature modulari;  tra gli sperimentatori vi sono i soldati del GROM e delle altre unità speciali.

Per quanto riguarda i missili anticarro, la Polonia ha deciso di procedere all'acquisto delle più recenti versioni dei missili anticarro israeliani Spike LR, in sostituzione dei vecchi modelli.

Un capitolo a parte, stante la sua complessità,  merita la questione relativa all’adesione al noto progetto statunitense European Phased Adaptive Approach (EPAA), in base al quale la Polonia è destinata ad ospitare i missili intercettori SM-3 Block IIA, il cui compito è quello di neutralizzare missili balistici a corto e medio raggio; seppure il completamento della cosiddetta  fase 4 è previsto entro il 2020, è indubbio che l’importante decisione proietterebbe la Polonia in un ruolo centrale nella difesa missilistica così come concepita nella dottrina dell’Alleanza Atlantica.

La complessità è data da una serie di variabili che tuttora lasciano intravvedere una serie di dubbi circa la fattibilità di un progetto in un momento storico davvero particolare.

Benché la Polonia e la vicina Romania siano tra i partner più interessati ad esso, è innegabile che vi sono molte questioni ancora aperte che investono ambiti e competenze che esulano dalle volontà dei singoli Paesi, e tra queste s’inseriscono tutti gli aspetti  tecnico tattici ancora da verificare; gli oneri da sostenere e da suddividere tra tutti gli Alleati europei (o tra quelli ospitanti); l’insidioso e controverso dialogo con Mosca (inizialmente addirittura coinvolta in un’offerta di partecipazione che non ha precedenti) che pretende precise garanzie affinché il sistema non venga usato nei propri confronti; l’eventuale cogestione di due diversi sistemi operativi (uno per l’appunto in ambito NATO e uno per la parte russa); possibili mutamenti di rotta nelle politiche statunitensi in vista delle prossime elezioni.

Ma tornando ai programmi d’innovazione delle forze armate polacche, va sottolineato che nelle prospettive future sembra sia stato deciso di mantenere immutato il livello delle spese militari che adesso si aggira intorno all’1,95% del PIL, con un leggero incremento nei prossimi dieci anni.

Particolare attenzione è stata rivolta all’industria della Difesa che, ci si auspica, possa dedicarsi allo sviluppo di tecnologie d’avanguardia utili sia a soddisfare le esigenze tecnico-tattiche, ma anche d’interoperabilità stante l’esigenza di cooperare con Forze Armate di vari Paesi.

Sul campo dell’innovazione, diverse sono le strategie per il consolidamento e sostegno dello sviluppo della difesa, mediante la facilitazione all’accesso alle fonti di finanziamento e la limitazione dei costi per le attività caratterizzanti gli ambiti d’interesse comune.

In tal senso si è instaurata una proficua interazione tra le principali società commerciali e gli istituti di ricerca e di sviluppo che da molti anni operano nel settore, con evidenti vantaggi che possono apportare sia per quanto concerne il superamento di eventuali lacune tecnologiche in determinate aree, che per la progettazione e lo sviluppo di un adeguato know-how tecnologico eventualmente trasferibile.

In sintesi, il processo di trasformazione dell’esercito polacco può definirsi il frutto di una visione che realizza coerentemente le nuove sfide in tema di sicurezza globale: la realizzazione di tale processo, sicuramente basato su una pianificazione a lungo termine, non potrà prescindere da una coerente consapevolezza e dal sostegno di tutte le istituzioni, siano esse politiche, scientifiche o militari.

Nelle analisi dei vertici della Difesa polacca si tratta di attuare un ri-orientamento della precedente filosofia che vedeva le Forze Armate come un modello statico da attivare nel territorio nazionale in caso di attacco di tipo convenzionale, in un nuovo e più complesso strumento, dotato di flessibilità e soprattutto adeguato alle sfide che le realtà politiche ed economiche impongono.