28 AGOSTO 2012
Algeria: la crisi all’interno del FLN per la successione alla presidenza
DI Giacomo Morabito

Lo Stato algerino, grazie alle sue enormi riserve d’idrocarburi, è riuscito ad azzerare, nel corso degli ultimi vent’anni, il proprio debito estero ma, allo stesso tempo, non è riuscito a sviluppare un modello economico in grado di migliorare le condizioni di vita della propria popolazione. Questa situazione ha portato ad un crescente malcontento sfociato, più volte, in proteste popolari che hanno riempito le strade del Paese, ma che non sono riuscite mai a mettere in discussione il sistema istituzionale e di governo algerino. Neanche la Primavera Araba è riuscita a dare a queste istanze sociali del Paese la spinta per cercare un reale cambiamento, né ad intaccare il potere della leadership politica. Questo è spiegabile, principalmente, per lo stretto controllo che le autorità di Algeri mantengono sulla popolazione, in un meccanismo di salvaguardia del sistema istituzionale ed economico che risente tuttora della guerra civile che ha insanguinato il Paese negli Anni Novanta. È giusto ricordare, infatti, che ventiquattro anni fa in Algeria si erano diffusi dei movimenti di protesta simili a quelli recenti della Primavera Araba: la popolazione era stanca dei tre decenni di partito unico (il Fronte di Liberazione Nazionale – FLN) e contestava le istituzioni statali attaccando gli uffici e i ministeri. Nonostante le istituzioni statali avessero intrapreso una certa apertura alle richieste del popolo algerino, la “cancellazione” della vittoria elettorale del partito islamista (Fronte Islamico di Salvezza – FIS) è stata sufficiente per dimenticare ogni prospettiva di democratizzazione del Paese. Gli eventi sono in seguito degenerati in una guerra civile, durata per un decennio circa, che ha contato oltre 150.000 morti e migliaia di dispersi.

Vi è da rilevare, comunque, che le proteste popolari dello scorso anno hanno portato il Presidente della Repubblica algerina, Abdelaziz Bouteflika, ad adottare un pacchetto di riforme, alcune notevolmente importanti come la modifica della Costituzione e la revisione della legge elettorale, così da venire, in parte, incontro alle istanze della popolazione. In questo modo il Paese è stato stabilizzato e, se pur rimangono numerose problematiche legate alle condizioni economiche di alcune regioni e alle minacce per la sicurezza del Paese, provenienti dalle realtà locali legate ad al-Qaeda, le autorità di Algeri devono affrontare ora un’altra questione spinosa per il futuro del Paese. Dato che Bouteflika, in carica dal 1999, è al suo terzo e ultimo mandato, è necessario risolvere il problema della “successione” della presidenza, in vista delle prossime elezioni del 2014.

Le recenti elezioni legislative, svolte lo scorso maggio, sono state vinte dal FLN, che ha ottenuto 221 seggi su 462 dell’Assemblea popolare nazionale. Una vittoria che ha evidenziato da una parte la forte influenza politica che gode il partito, ma dall’altra un altrettanto forte sospetto del potere clientelare gestito dall’attuale gruppo dirigenziale algerino. Nonostante questo risultato, il partito si trova ormai da mesi in aperta crisi al proprio interno. L’FLN è stato sempre caratterizzato da lotte intestine, ma, solitamente, dopo una serie di compromessi fra le varie correnti, si è sempre individuata una soluzione di compromesso. Nell’ottica, però, della successione a Bouteflika la situazione appare più complessa. La campagna elettorale per le prossime elezioni presidenziali può definirsi aperta, soprattutto considerando le affermazioni di Abdelaziz Belkhadem, l’attuale Segretario Generale del partito, che permettono di intravedere la propria intenzione a candidarsi alla carica di Presidente della Repubblica algerina. Tuttavia, questa sua intenzione si scontra con una parte dei membri del partito, in particolare quelli di “vecchia data”, che gli contestano l’attitudine ad avvicinarsi alla linea islamista, discostandosi dai tipici valori nazional-socialisti del partito stesso.

Belkhadem nel corso della sua carriera politica ha ricoperto vari incarichi istituzionali: è stato Ministro degli Affari Esteri dal 2000 al 2005, Ministro di Stato e Rappresentante Personale del Presidente della Repubblica dal 2005 al 2006 e dal 2008 a oggi, Primo Ministro dal 2006 al 2008. Dal 2005 ricopre l’incarico di Segretario Generale del FLN, all’interno del quale è stato duramente contestato negli ultimi mesi, soprattutto per i suoi metodi autoritari. I suoi oppositori hanno sollecitato la necessità di un rinnovamento concreto all’interno del partito, chiedendo le dimissioni dello stesso Abdelaziz Belkhadem, accusato di essere intenzionato a deviare i principi ideologici, politici ed etici che hanno sempre disciplinato il partito. Inoltre, a seguito dell’annullamento della prossima riunione del Comitato Centrale del partito, che si sarebbe dovuta svolgere prima delle prossime elezioni amministrative previste per la fine di novembre, è apparso evidente come Belkhadem non sia intenzionato a confrontarsi pubblicamente con i suoi oppositori, che si dichiarano pronti a chiederne la sfiducia. Gli oppositori all’interno del partito, fra i quali emergono El Hadi Khaldi, Abderachid Boukerzaza, Boudjemaa Haichour et Mohamed Seghir Kara, denunciano l’intenzione di Belkhadem di voler guadagnare tempo. Secondo loro, egli avrebbe pianificato ogni mossa, come l’annullamento della riunione del Comitato Centrale. Questa decisione sarebbe stata dettata dal perseguimento di due obiettivi: il primo, convocare un congresso straordinario del partito per rinnovare il proprio incarico di Segretario Generale, il secondo, cambiare la componente dei membri del Comitato Centrale per l’elezione del candidato del FLN In questo quadro, però, non va dimenticato che l’attuale Segretario Generale del FLN possa godere della “protezione” del Presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, poiché si tratta del suo “delfino” e successore designato alla presidenza.

Forte di questa posizione, Abdelaziz Belkhadem potrebbe tentare di approfittare del suo ruolo, e dei relativi vantaggi, per realizzare il proprio progetto volto alla candidatura per le prossime elezioni presidenziali. Circondato da incertezze, appare invece sia il futuro del FLN sia quello del Paese algerino. Oggettivamente, il rischio di una spaccatura concreta all’interno del partito, che possa comportare anche eventuali scissioni, non dovrebbe essere escluso soprattutto nel caso dell’ufficialità della candidatura alle elezioni presidenziali di Belkhadem. Una situazione simile deve confrontarsi anche con l’attuale situazione del Paese: al momento il popolo algerino attende un esito propositivo delle riforme avviate nel 2011, che mirano a modernizzare il Paese, sia sotto il profilo economico sia sotto quello politico. La gestione del potere dopo l’era di Bouteflika sarà pertanto abbastanza difficile: chi erediterà il potere dovrà essere capace di saper ben bilanciare le scelte politiche, bilanciando il processo di democratizzazione del Paese.