17 LUGLIO 2012
La sfida di Malema e le prospettive in Sudafrica
DI Stefania Azzolina

A cento anni dalla sua fondazione, l’ANC (African National Congress), principale partito politico sudafricano, attraversa una fase di criticità a causa delle travagliate lotte intestine e di pressioni di diversa natura sulla propria leadership.

L’ANC guida il Paese dal 1994, anno delle prime elezioni democratiche dopo il crollo del regime di apartheid, e questo ha determinato una certa sovrapposizione tra lo stato ed il partito, tale che le linee politiche definite al suo interno rappresentano le direttive di sviluppo del Paese.

Infatti, il NEC (National Executive Committee), nucleo decisionale dell’ANC incaricato della gestione dei programmi politici del partito, di fatto rappresenta anche il nucleo decisionale del Governo.

Per questo motivo acquista rilevanza, non solo in relazione alle dinamiche di partito ma in un’ottica più generale, la mancata approvazione nell’ambito del Congresso Politico Nazionale dell’ANC, svoltosi il 27 giugno scorso, del cosiddetto “piano di seconda transizione”, presentato dall’attuale Presidente Jacob Zuma. Tale circostanza ha posto in evidenza un calo dei consensi all’interno del partito per Zuma, nonché una radicalizzazione delle lotte interne all’ANC.

Questo processo di destabilizzazione politica s’inserisce in un quadro di rinvigorimento delle tensioni sociali, frutto di una deteriorata situazione socio-economica in cui versa il Paese, anche a causa dell’incapacità del partito di Governo di elaborare un piano di sviluppo coerente.

A quasi venti anni dalla transizione democratica, a livello socio-economico permane una profonda differenziazione tra la condizione degli afrikaner (discendenti dei colonizzatori boeri anglo-olandesi) e la maggior parte della popolazione. Nonostante si sia verificata una crescita economica tale da permettere l’inclusione del Sudafrica nel gruppo dei Paesi emergenti (BRICS), ciò non si è tradotto in un miglioramento del livello di benessere della popolazione, generando un inasprimento delle tensioni sociali, spesso sfociate in atteggiamenti di tipo xenofobo.

Sin dal 1994 l’ANC si è fatto portavoce delle rivendicazioni della maggior parte della popolazione nera, che costituisce la sua base elettorale (includente le due maggiori etnie del Paese Zulu e Xhosa), in particolar modo la classe media operaia, la piccola e media borghesia, nonché la grande industria a partecipazione statale.

Inoltre l’ANC gode dell’appoggio del COSATU (Congress of South Africa Trade Unions), una confederazione di sindacati rappresentanti circa due milioni di lavoratori, nonché del SACP (South Africa Communist Party). Tale “alleanza tripartita” (termine utilizzato per definire tale blocco politico) consente all’ANC di intensificare il proprio radicamento all’interno della società civile nonché al COSATU ed al SACP di avere un maggiore peso a livello politico e decisionale.

Quest’ultimo aspetto è emerso con chiarezza nell’ambito della vicenda relativa alla destituzione dell’ex Presidente Thabo Mbeki (1999-2008), prima dalla guida dell’ANC e successivamente dal Governo. L’estromissione di Mbeki dalla scena politica ha visto SACP e COSATU tra i principali fautori, attraverso forti pressioni esercitate contro le politiche di stampo neo-liberista sostenute dall’ex Presidente.

Mbeki è stato sostituito dall’attuale Presidente Zuma, abile a “cavalcare” l’opposizione interna di sinistra. Zuma rappresenta l’anima più socialista e statalista dell’ANC, come dimostrato anche dall’appoggio di cui gode sia del SACP sia del COSATU. In realtà una volta alla guida del Paese, pur ponendo in essere delle riforme volte alla redistribuzione della ricchezza e al sostegno delle classi sociali più deboli, Zuma ha dovuto ridimensionare il proprio programma politico, assicurando la protezione degli interessi agli investitori stranieri.

Il largo consenso dei primi anni del suo mandato è progressivamente venuto meno a causa di una serie di fattori. In primis, il Presidente deve far fronte a delle pesanti accuse di corruzione per un episodio risalente al 2009 e riguardante il pagamento di alcune tangenti per la sottoscrittura di un contratto di forniture militari pari a 5 miliardi di dollari.

Inoltre, la leadership di Zuma è stata fortemente messa in discussione da Julius Malema, guida della Youth League dell’ANC dal 2008. Sin dalla sua elezione ai vertici della sezione giovanile del partito, Malema, detto “Juju”, è diventato un personaggio di rilievo sulla scena politica del Sudafrica, appoggiando con veemenza la candidatura di Zuma alla presidenza. In realtà, il legame tra Zuma e Malema è andato progressivamente deteriorandosi, fino alle dichiarazioni di Malema contro la ricandidatura di Zuma per le presidenziali previste nel 2014.

La campagna diffamatoria contro Zuma ad opera di “Juju” verte su accuse di mancanza di leadership, di connivenza con i Paesi imperialisti occidentali e di assenza d’incisività nel programma socio-politico finora perseguito. Utilizzando questi “slogan” Malema fa leva sull’insoddisfazione soprattutto dei giovani diseredati e sulla mancanza di una prospettiva di miglioramento della loro condizione socio-economica, spesso causa di manifestazioni dai toni fortemente xenofobi contro la minoranza degli afrikaner.

Il mutato atteggiamento del giovane leader della Youth League dell’ANC è in parte dovuto ad uno scontro di tipo ideologico, che vede Malema incarnare l’ala più populista e classista nera dell’ANC contro posizioni maggiormente moderate, riformiste e concilianti nei confronti di tutte le componenti etniche del Paese di Zuma. Naturalmente alla base vi è una lotta per l’acquisizione del potere politico ed in modo particolare la volontà di Malema di giocare un ruolo da protagonista a livello istituzionale, soprattutto dopo il forte appoggio riconosciuto a Zuma.

Ad inasprire ulteriore la contrapposizione è stata la decisione, ad opera degli organi disciplinari del partito, di sospendere Malema per 5 anni.

Tale provvedimento è stato preso a causa della campagna diffamatoria nei confronti della direzione del partito, dei ripetuti attacchi rivolti alla comunità di origine boera e delle dichiarazioni di sostegno nei confronti di un cambio di regime in Botswana, il cui governo è stato accusato di essere un fantoccio in mani statunitensi, nonché un pericolo per l’intera Africa.

Tale provvedimento non è stato accolto con favore da una cospicua parte dell’elettorato dell’ANC, in particolare dalla componente più giovane nonché dai suoi più fedeli sostenitori, concentrati nella regione settentrionale di Limpopo al confine con lo Zimbabwe.

Quello che si configura in Sudafrica, quindi, è un vero e proprio scontro generazionale tra la vecchia gerarchia dell’ANC ed i giovani burocrati del partito.

Questa contrapposizione potrebbe determinare delle forti ripercussioni non solo a livello di politica interna ma anche in relazione alla proiezione del Paese a livello regionale ed internazionale.

In primis, sembrerebbe che il giovane Malema, goda dell’appoggio dello ZANU-PF (Zimbabwe African National Union – Patriotic Front), partito dominante in Zimbabwe sin dalla sua indipendenza nel 1980. Tale partito è guidato da Robert Gabriel Mugabe, che ricopre la carica di Presidente dello Zimbabwe sin dal 1987. Quest’aspetto, non solo contribuisce a dare un carattere internazionale allo scontro in atto all’interno dell’ANC, ma apre nuovi scenari nell’ambito della gestione dei rapporti tra i Paesi della regione. Ciò va considerato nell’ambito della strategia attuata dal Sudafrica volta al rafforzamento del ruolo di potenza leader a livello regionale. Sotto tale ottica deve essere inquadrata la sua partecipazione alla SADC (South Africa Development Community), organizzazione regionale per la cooperazione economica e politica nell’Africa Meridionale.

Inoltre l’ingresso nei BRICS, nonostante standard di crescita inferiori rispetto agli altri membri, ha l’obiettivo di accrescere il prestigio del Sudafrica a livello internazionale, funzionale alla sua volontà di proporsi in modo più credibile come leader a livello regionale.

Alla luce dei diversi aspetti considerati, la Conferenza nazionale del ANC a Bloemfontein, prevista nel dicembre 2012, nell’ambito del quale verrà eletto il prossimo candidato alle elezioni presidenziali del 2014, acquisisce una grande valenza in relazione ai possibili scenari di evoluzione della situazione politica in Sudafrica.

Una vittoria, seppur difficile nel breve periodo, dell’ala riformista potrebbe avere delle ripercussioni a livello sia nazionale che internazionale. Sul piano interno, l’affermazione dell’ala populista e classista nera dell’ANC potrebbe determinare una nuova acutizzazione dello scontro di natura etnica, che trova terreno fertile nella crisi economica strutturale attraversata dal Sudafrica. Sul piano internazionale, si potrebbe verificare una radicalizzazione delle linee di politica estera. Già da alcuni anni il Sudafrica sembra aver abbandonato l’idea della “Rainbow Nation”, ovvero l’idea di una politica estera etica che vede come elemento imprescindibile il rispetto dei diritti umani. La scelta, invece, di una politica estera di stampo maggiormente realista emerge dall’adozione di un atteggiamento più tollerante nei confronti dei regimi autoritari.

Ad esempio, nel 2007 il Sudafrica ha votato contro la risoluzione del Consiglio di Sicurezza che chiedeva alla giunta al potere in Myanmar di liberare i prigionieri politici, mentre nel 2011 ha negato la concessione del visto turistico al Dalai Lama, leader del buddhismo tibetano. La sconfitta di Zuma non solo potrebbe determinare un’ulteriore spinta verso l’abbandono dell’idea della “Rainbow Nation”, ma anche la scelta di un panafricanismo d’indole più aggressiva, rispetto alla politica sostenuta fino a questo momento.