04 LUGLIO 2018
Il ponte libico sul Sahel: le vulnerabilità politiche e di sicurezza nella regione di Ghat
DI Marco Di Liddo

Sotto il profilo geopolitico e securitario, la regione del Fezzan rappresenta quella “terra di mezzo” dove si intersecano e fondono le dinamiche della perdurante crisi libica e di quell’enorme spazio governato da network terroristici, movimenti etnici di insorgenza e reti criminali che è il Sahel-Sahara. Con la caduta del regime di Gheddafi, nel 2011, il Fezzan, regione che già durante gli anni del Colonello godeva di una evidente autonomia de facto, ha ulteriormente accentuato forme di autogoverno basate sulla forza militare, sulle strutture di welfare informale e sul controllo territoriale esercitate dalle tribù locali, prime fra tutte quelle tuareg, quelle tebu e quelle arabe Awlad Suleiman.

Parallelamente alla crescita dell’instabilità libica e al contemporaneo aumento del flusso migratorio dall’Africa verso l’Europa, l’importanza strategica del Fezzan è cresciuta e, con essa, l’influenza, la ricchezza, il potere e il consenso delle tribù locali. Un simile incremento è dovuto sostanzialmente alla posizione geografica del Fezzan, collettore delle principali rotte dei traffici illeciti (migranti, droga e armi), e alla sedimentazione di una rete criminale e jihadista trans-nazionale basata sui legami di sangue tra le diverse tribù. In particolare, è la parte occidentale del Fezzan, quella compresa tra le città di Ghat, Awbari e Sebha, a rappresentare l’area più instabile e pericolosa della regione a causa della presenza della principale direttrice africana per i traffici illeciti lungo la quale si sono saldati i rapporti tra le milizie etniche e i gruppi terroristici dell’area sahelo-sahariana.

 

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