25 GIUGNO 2012
In contrasto statunitense al terrorismo di matrice qaedista nello Yemen
DI Silvia de Cristofano

La rivolta che ha interessato lo Yemen, a partire dal 18 giugno del 2011, s’inserisce nel contesto di profonda instabilità che caratterizza il Paese. Risultato delle proteste è stata la deposizione del Presidente Ali Abd Allah Saleh, al potere da oltre trentatré anni, sostituito dal suo vice Abed Rabbo Mansour.

A prescindere, però, dalla crisi politica verificatasi in seguito alla Primavera Araba, nel corso degli anni lo Stato yemenita ha dovuto fronteggiare due tipi di minacce alla sua stabilità.

La prima è stata l’insorgenza, negli altopiani delle province settentrionali, della tribù sciita degli Houti, che combatte contro il governo centrale di Sana’a per conquistare l'autonomia. La seconda è a sud e vede il confronto tra le cellule di Al Qaeda nella Penisola Araba (AQAP), organizzazione terroristica formalmente nata nel 2009, e le forze regolari yemenite, per il controllo del territorio nelle province di Shabwa, Marif, Jouf e Abyan. L’espansione di AQAP è stata tale da prevalere sui movimenti separatisti, formatesi in seguito all’unificazione del Paese, che chiedevano la ricostituzione della Repubblica Democratica Popolare dello Yemen del Sud.

Al-Qaeda nella Penisola Araba rappresenta una seria minaccia per lo Stato yemenita, poiché è riuscita a penetrare nel tessuto della società, amministrandone il territorio e imponendo un’interpretazione stringente della sharia. L’aumento dell’instabilità del Paese, in seguito all’avvento della Primavera Araba, ha favorito, poi, l’ulteriore espansione dell’organizzazione terroristica consentendole di ampliare la propria area di controllo e assoldare nuovi militanti.

Oltre a controllare porzioni di territorio yemenita, il movimento qaedista ha rivendicato vari attentati all’interno del Paese. L’attacco suicida a piazza al-Sabin, nella capitale Sana’a, del 21 maggio, è un esempio del modus operandi dell’organizzazione.

Durante l’allenamento per la parata militare, prevista per le celebrazioni della festa nazionale dell’unificazione del nord e del sud del paese, un attentatore, con addosso l’uniforme dell’esercito, si è avvicinato ai soldati e si è fatto esplodere, causando circa 120 morti. Inoltre, è del 18 giugno la notizia dell’uccisione, sempre attraverso un attacco suicida, del Generale Ali Salem Qatan, nei pressi della città portuale di Aden. Il comandante dell’esercito era stato incaricato dal presidente Hadi di condurre l'offensiva contro al-Qaeda. L’attentato è avvenuto a pochi giorni di distanza dalla controffensiva dell’esercito yemenita attraverso la quale le truppe regolari sono riuscite a riprendere il controllo dei villaggi di Jaar, Zinjibar e Shuqra.

Tali risultati sono stati possibili grazie al supporto fornito dagli Stati Uniti alle forze yemenite. Infatti, l’amministrazione Obama ha incrementato i propri aiuti alle autorità di Sana’a proprio per combattere la minaccia qaedista. Questo perché più volte AQAP ha tentato di portare un attacco all’interno degli Stati Uniti, basti pensare al tentativo di attacco del dicembre del 2009, sul volo della Northwest Airlines, partito da Amsterdam e diretto a Detroit, e al ritrovamento, nell’ottobre 2010, di due pacchetti contenti esplosivo a bordo di aerei cargo diretti a Chicago. Tuttora Washington rimane in cima alla lista degli obiettivi dell’organizzazione.

Proprio al fine di contrastare la minaccia alla propria sicurezza interna, gli USA hanno sviluppato una fitta collaborazione con lo Yemen e l’Arabia Saudita, altro paese direttamente minacciato dal movimento qaedista. Nonostante, nel corso del 2011, Washington avesse sospeso il suo piano antiterroristico in Yemen, sia perché le forze di sicurezza locali erano impegnate a contrastare le rivolte sia perché si temeva che gli strumenti forniti potessero essere usati contro la popolazione, con l’avvento della nuova Presidenza Hadi l’Amministrazione Obama ha ripreso il proprio sforzo in supporto delle autorità di Sana’a.

L’impegno degli Stati Uniti si è, così, sostanziato nell’invio di alcune unità di forze speciali, circa venti soldati, con la funzione di addestramento e supporto tattico delle forze di sicurezza locali. Inoltre, è stato incrementato il numero di agenti della CIA presenti sul territorio yemenita per la raccolta d’informazioni sui membri e le attività di AQAP.

Washington ha anche potenziato l’utilizzo di droni per indebolire il network qaedista nel Paese. I droni, diretti verso il territorio yemenita, partono principalmente dalla base franco-statunitense di Camp Lemonnier, in Gibuti. In prospettiva, poi, di un ulteriore coinvolgimento USA nell’area, è prevista la costruzione di una base in Somalia e l’ampliamento di una base già esistente nelle Seychelles. Nei primi sei mesi del 2012 i raid aerei compiuti da velivoli UAV son stati ventitré, un incremento notevole se si pensa che in tutto il 2011 il numero totale di operazioni è stato di dieci. L’obiettivo è sia quello di andare a colpire le milizie qaediste sia di procedere ad uccisioni mirate degli esponenti più di spicco del gruppo. Già in passato questa tattica ha portato a dei risultati come l’uccisione, nel settembre del 2011, di Anwar al-Awlaki, nel villaggio di Khashef, nella Provincia settentrionale di Jawf. Awlaki, ricercato dal 2010, era un cittadino americano e yemenita che svolgeva la funzione di reclutatore e divulgatore di AQAP, attraverso internet e i social network. Questo è stato il primo caso in cui le autorità di Washington hanno autorizzato l’uccisione di un cittadino statunitense, senza rispettare le garanzie legali che gli sarebbero spettate, perché Awlaki era ritenuto una diretta minaccia contro la sicurezza degli Stati Uniti.

Attualmente, però, l’incremento dei raid di droni è stato accompagnato da un ulteriore decisione del Presidente Obama che ha autorizzato l’aumento del margine di discrezionalità di cui già godevano sia la CIA sia le forze speciali. Nonostante le smentite di Washington, sembrerebbe ormai possibile l’utilizzo degli UAV per uccidere membri dell’organizzazione terroristica, anche se non noti alle autorità locali e alla maggior parte dell’opinione pubblica, qualora ritenuti potenzialmente pericolosi per gli USA. Tale provvedimento è stato considerato necessario in seguito all’ampliamento della rete terroristica di AQAP. I critici di questa strategia hanno sottolineato come un tale atteggiamento d’intromissione negli affari interni yemeniti potrebbe portare a tensioni con le tribù locali e, paradossalmente, ingrossare le fila dei simpatizzanti e militanti di AQAP nel Paese, qualora i raid causassero un numero consistente di vittime civili.

Certo è che, nonostante l’indebolimento dell’organizzazione qaedista nell’ultimo periodo, resta prioritaria la stabilizzazione del territorio attraverso un effettivo controllo di questo da parte delle autorità locali.