14 FEBBRAIO 2017
Intelligence and Defence Update n°73
DI Valeria Tisalvi

Estonia
L’8 Febbraio è stato presentato a Washington il Tallinn Manual 2.0 on the International Law Applicable to Cyber Operations, versione aggiornata del Tallinn Manual on the International Law Applicable to Cyber Warfare del 2013. Il nuovo manuale si propone di essere l’analisi più comprensiva di come il diritto internazionale esistente sia applicabile alle operazioni cibernetiche.
Il primo volume, come indicato dal titolo stesso, analizzava esclusivamente situazioni di alto rischio, ma bassa probabilità (high risk-low probability), ossia considerava le operazioni cibernetiche unicamente in contesti di conflitto internazionale o guerra (Stato contro Stato). Il nuovo Tallinn si propone, invece, di disciplinare anche quelle operazioni (c.d. cyber incidents) che avvengono in regimi di pace e che cadono al di sotto del livello di uso della forza, i così detti day-to-day cyber incidents che gli Stati devono fronteggiare oramai quotidianamente.
Oltre all’introduzione stessa di questa tipologia di attacchi, finora ricompresi in una grey zone del diritto internazionale, il Manuale 2.0 inserisce in questo senso una serie di novità importanti: 1) disciplina il ruolo degli attori non statali assoggettando anch’essi al diritto internazionale in quanto proxy degli Stati; 2) determina le conseguenze di un attacco portato avanti contro soggetti privati, i quali, cadendo sotto la responsabilità degli Stati di appartenenza, hanno il diritto di ricevere da loro protezione; 3) in ultimo, gestisce la questione che lega l’adozione di contromisure al problema dell’attribuzione, disciplinandola secondo il grado di gravità dell’attacco subito.
L’introduzione di queste novità sottolinea non soltanto una maggiore attenzione verso quelle che sono le reali necessità degli Stati, i quali si vedono coinvolti più in incidenti ibridi che in guerre cibernetiche vere e proprie, ma anche la voglia di risolvere in senso pratico il nodo critico dell’attribuzione nel cyberspazio, al fine di fare un ulteriore passo avanti nella gestione di situazioni divenute ormai all’ordine del giorno.

Serbia
L’accordo bilaterale russo-serbo in merito al programma di cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi, firmato il 10 maggio 2016, comincia a dare i suoi frutti. La Serbia riceverà infatti 6 velivoli MiG-29 multiruolo a titolo gratuito dalla Russia, i quali si aggiungeranno ai 4 serbi già di stanza a Batajnica nella 204° Brigata Aerea entro il 2018. Tale scadenza è dovuta al fatto che conditio sine qua non per la gratuità della concessione è l’impegno del governo serbo a farsi carico dei costi di riparazione e modernizzazione dei velivoli risalenti agli anni Ottanta (stimati a circa 50 milioni di dollari). I velivoli da aggiornare, in realtà, arriveranno entro marzo-aprile 2017, data a partire dalla quale gli specialisti russi assisteranno quelli serbi nei processi di ammodernamento al fine di raggiungere lo standard MiG-29SM. Sempre secondo lo stesso accordo, la Serbia riceverà anche, in data non ancora definita, 30 carri armati T-72C e 30 veicoli BRDM-2 anfibi.
Tuttavia, questa non è l’unica intesa in ballo per ciò che riguarda l’ammodernamento delle Forze Armate serbe. Infatti, sulla base di un accordo tecnico-militare firmato a gennaio 2017, un nuovo negoziato si aprirà a maggio dello stesso anno con la Bielorussa per l’acquisto di sistemi missilistici S-300P e S-300V, oltre che per la cessione a titolo gratuito a Belgrado di altri 8 Mig-29 e 2 complessi missilistici BUK.
Nelle parole del Primo Ministro serbo e del suo Ministro della Difesa, questi accordi sono di fondamentale importanza per la difesa della sovranità del Paese. Tuttavia essi rappresentano anche un sostanziale ritorno della Serbia nella sfera di influenza russa, che di fatto rappresenta un nuovo elemento nella definizione degli equilibri regionali balcanici.


Norvegia
Venerdì 3 febbraio la Norvegia ha scelto la ThyssenKrupp Marine Systems (TKMS) per sostituire 4 dei suoi 6 sottomarini Classe Ula (sempre di produzione tedesca), ormai antiquati.
Rimaste in gara erano, infatti, la TKMS tedesca e la francese DCNS, con la prima che offriva i suoi sottomarini Classe U212 (già operativi in Germania e in Italia), mentre la seconda i Classe Scorpene. A questa decisione seguiranno due step successivi: prima le negoziazioni saranno portate avanti a livello Governo - Governo e poi, raggiunto un accordo, a livello Governi – TKMS con l’auspicio di siglare un contratto entro il 2019 e dare il via alla produzione dei 4 sottomarini a partire dalla seconda metà del 2020 per terminarla entro il 2030. Il doppio livello di negoziazioni è dovuto al fatto che l’acquisizione non prevede soltanto l’approvvigionamento dei sottomarini, ma una vera e propria cooperazione militare e industriale tra i due Paesi. Dal punto di vista militare, la cooperazione includerà formazione, esercitazioni, pezzi di ricambio, manutenzione, gestione del ciclo vita dei sottomarini e, potenzialmente, lo scambio di equipaggi, in quanto i battelli tedeschi e norvegesi saranno esattamente identici. Dal punto di vista degli offsets industriali, la Marina tedesca comprerà i missili antinave norvegesi Kongsberg NSM per le sue future fregate MKS 180, mentre la Norvegia fornirà il sistema di combattimento dei sottomarini.
In sostanza, perciò, la decisione della Norvegia sembra esser stata guidata da 2 direttrici principali: da una parte sembrerebbe aver inciso la consolidata collaborazione con l’industria tedesca, dall’altra il fatto che i Classe 212 siano già in uso sia in Italia che in Germania. Inoltre, anche i Paesi Bassi, con i quali la Norvegia ha espresso la volontà di continuare a cooperare, hanno manifestato il loro interesse per i Classe 212, dovendo sostituire i loro ormai anziani battelli Classe Walrus. Tale circostanza permetterà al Paese nordico di entrare in una rete collaborativa europea in cui la gestione dei sottomarini sarà resa più semplice rispetto a quella dei battelli francesi che, invece, sono operativi in Cile, Malesia e India.