22 DICEMBRE 2016
La Difesa giapponese e la sfida dell'instabilità regionale
DI Francesco Tosato

Nel corso degli ultimi cinque anni, il quadro geostrategico attorno al Giappone ha visto una crescente competizione militare e il palesamento di nuove dinamiche politiche assertive che hanno innescato una corsa agli armamenti nell’area del Pacifico potenzialmente foriera di grave instabilità se non di rischi di conflitti aperti e su vasta scala.

Dal punto di vista di Tokyo, tre dossier si sono progressivamente aggravati diventando questioni dirimenti per la strategia di sicurezza e difesa nazionale:

  • la minaccia nucleare della Corea del Nord;
  • la pressione militare cinese sulle isole Senkaku e il Mar Cinese Orientale;
  • le dispute marittime nel Mar Cinese Meridionale.

Sotto il primo aspetto, l’ascesa al potere nel dicembre 2011 in Corea del Nord del giovane Kim Jong Un a seguito della morte del padre, il “Caro Leader” Kim Jong Il, ha determinato un costante aumento della aggressività retorica di Pyongyang nei confronti di Washington, Seoul e Tokyo con un’escalation di provocazioni militari culminate in 3 test nucleari tra il febbraio 2013 e il marzo 2016[1]. I plausibili progressi nordcoreani nello sviluppo dell’arsenale nucleare (al momento si stima che Pyongyang disponga di almeno 10 ordigni) sono poi supportati da un identico sforzo volto al miglioramento dei vettori missilistici destinati a rendere credibile e utilizzabile il deterrente atomico. Da questo punto di vista, la Corea del Nord sta utilizzando una traiettoria di apprendimento accelerata basata sul concetto del “learning by doing” che implica il ricorso a molteplici test, anche con alti ratei di fallimento, per raggiungere delle configurazioni sufficientemente affidabili sia per quanto riguarda lo sviluppo di testate sufficientemente miniaturizzate, sia per disporre di vettori idonei a trasportarle.

[1] Febbraio 2013 (potenza stimata 6/7 KT), gennaio 2016 (4/6 KT), settembre 2016 (10 KT).

 

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