Lo Stato Islamico si prende le Filippine
Asia e Pacifico

Lo Stato Islamico si prende le Filippine

Di Francesca Manenti
04.08.2016

Con l’ufficializzazione della nascita di una propria provincia nelle Filippine, annunciata in un video diffuso lo scorso 24 giugno, lo Stato Islamico ha riconosciuto la creazione del primo gruppo affiliato al Califfato nel Sudest Asiatico. Secondo quanto riportato, la nuova branca di Daesh sarebbe strutturata su 10 battaglioni, ciascuno formato da diverse cellule di militanti filippini già operative nel Paese e, dunque, competente per le operazioni all’interno dei rispettivi tradizionali territori di riferimento. La neonata formazione jihadista, infatti, racchiude sotto lo stesso ombrello tutte le diverse anime dell’insorgenza jihadista filippina che, negli ultimi 2 anni, avevano già giurato fedeltà all’autoproclamatosi Califfo, Abu Bakr al-Baghdadi, senza però ottenere, fino a questo momento, un ufficiale riconoscimento. In particolare, lo scheletro del gruppo è costituito da una serie di unità (quali Abu Dujana Battalion, Abu Khubaib Battalion, Jundallah Battalion, Abu Sadr Battalion, Jund al Tawhid, Ansar al Sharia, e Marakah al Ansar) precedentemente parte di Abu Sayyaf (ASG), il gruppo di insorgenza interna attivo soprattutto nelle isole meridionali di Tawi-tawi, Sulu e Basilan. Nato alla fine degli anni ’90 su iniziativa del leader spirituale Abdurajak Janjalani per dare un respiro jihadista alle rivendicazioni separatiste storicamente presenti nelle isole meridionali, Abu Sayyaf è stato in passato punto di congiuntura tra l’insorgenza islamista filippina e le frange di matrice jihadista, nonché il principale interlocutore di riferimento della rete di Al Qaeda nel Sudest asiatico. Un gruppo importante, insomma, come testimonia il fatto che diversi suoi esponenti erano al fianco di Bin Laden in Afghanistan. Tuttavia, in seguito allo smantellamento del network qaedista (che ha portato inevitabilmente alla riduzione del flusso di risorse destinato alle formazioni jihadiste) nella regione, da un lato, e al pugno di ferro adottato dal Governo di Manila nell’ultimo decennio per cercare di sradicare la minaccia fondamentalista dal Paese, dall’altro, il gruppo ha progressivamente perso efficacia.

La frustrazione causata dalla mancanza di credibilità aveva già spinto alcuni comandanti militari di ASG a prendere le distanze dalla formazione e dichiarare la propria fedeltà allo Stato Islamico, sia per cercare di beneficiare di eventuali flussi di risorse provenienti dal Califfato sia per ridare lustro e ritrovare efficacia nella propria lotta contro il Governo centrale. Tra questi: Isnilon Hapilon, già leader di punta di ASG e considerato dagli Stati Uniti un esponente del terrorismo internazionale per il suo presunto coinvolgimento nella decapitazione del cittadino statunitense Guillermo Sobero, rapito insieme ad un connazionale e a 20 filippini a Dos Palmas nel 2001; Abu Anas al Muhajir, cittadino malese (conosciuto anche con il nome di Mohammad bin Najib bin Hussein) e Comandante della cellula Ansar al Sharia, competente per le questioni legate al diritto e alla legge islamica; Abu Harith, rappresentante dell’unità Marakah al-Ansar, operativa nell’Isola di Sulu. Questi soggetti si sono riuniti, all’inizio del 2016, sotto il nome di Battaillons of God’s Fighters costituendo dunque il nocciolo originario della nuova formazione riconosciuta da Daesh. Non appare casuale, infatti, che il nuovo emiro di IS nelle Filippine, designato con il nome di Abu Abdullah al-Filipini, sia proprio Hapilon, non solo comandante di più alto grado tra quelli presenti, ma anche figura carismatica con grande esperienza sul campo, in grado di mettere a sistema capacità e risorse a disposizione nonché di attrarre nuove leve con cui rafforzare le fila del gruppo.

Attorno a questo nucleo centrale, infatti, nel corso degli ultimi 6 mesi si è ben presto strutturata un’organizzazione che racchiude sotto lo stesso ombrello realtà afferenti al panorama militante filippino fino ad ora indipendenti le une dalle altre. Ad oggi, dunque, oltre alle già citate cellule distaccatisi da ASG, la struttura della neonata formazione jihadista è formata da esponenti di Ansar Khilafah (gruppo capeggiato da Abu Sharifah, operativo nella provincia di Cotabato del Sud, di Saranagani e nella città di Genral Santos), di Jamaat al Tawhid wal Jihad (che aveva già dichiarato fedeltà ad Al Qaeda nel 2011) che è apparentemente attivo a Luzon, nonché da militanti appartenenti sia al Bangsamoro Islamic Freedom Fighters (BIFF) sia al Moro Islamic Liberation Front (MILF), i 2 gruppi storici dell’irredentismo islamista filippino. Sebbene profondamente eterogenea, la creazione di una realtà così capillare all’interno delle isole meridionali dell’arcipelago potrebbe potenzialmente estendere la capacità operativa del gruppo nel territorio compreso tra le province settentrionali dell’isola di Mindanao fino all’isolotto di Tawi-Tawi, preziosa testa di ponte verso lo Stato malese di Sabah. La scelta di organizzarsi secondo una struttura tentacolare formata da un fulcro centrale, rappresentato dall’unità di riferimento di Hapilon (e dunque basato nell’Isola di Basilan), e da 10 battaglioni operativi, ciascuno con una specifica area di competenza, potrebbe consentire al gruppo di sfruttare a proprio vantaggio la natura insulare del territorio, tradizionalmente punto di debolezza per il radicamento di una realtà omogenea nelle Filippine, e di moltiplicare i possibili fronti di scontro con le Forze di sicurezza di Manila.

Benché al momento non ci sia ancora stata occasione per testare l’effettiva capacità di coordinamento tra cellule fino ad ora totalmente indipendenti le une dalle altre, l’unione di intenti sugellata dal riconoscimento ottenuto dallo Stato Islamico potrebbe rappresentare un punto di svolta per lo sviluppo dell’insorgenza islamista nel breve termine, non solo nelle Filippine, ma anche nell’area circostante. Per quanto, infatti, sia innegabile che il successo di Daesh tra le realtà insorgenti filippine sia motivato più da opportunità che da una reale condivisione del progetto jihadista, non è da escludere che un eventuale rafforzamento dei contatti con il Califfato, tramite i combattenti provenienti dalla regione attualmente impiegati come foreign fighters tra le fila di IS in Siria, possa portare al gruppo non solo maggiori risorse, ma anche nuove expertise da spendere sul fronte della lotta interna. Una prima conferma in questa direzione sembra giungere dalla presenza tra le fila di ASG di un militante di origine marocchina, Mohammad Khattab, rimasto ucciso in uno scontro con le Forze di sicurezza a Basilan lo scorso aprile, ma probabilmente presente già da 2 anni nelle Filippine. Esperto di esplosivi, in questo periodo Khattab avrebbe svolto attività di addestramento per la realizzazione di IED e avrebbe cercato di creare un punto di contatto tra le realtà fondamentaliste filippine e il network del terrorismo internazionale. Inoltre, la diffusione da parte dei media vicini ad IS di immagini di un presunto campo di addestramento, seppur ancora piuttosto amatoriale, all’interno della giungla filippina sembrerebbe dimostrare la volontà del gruppo di fare quel salto di qualità che potrebbe riportare l’insorgenza filippina ad essere un interlocutore credibile per rilanciare il progetto jihadista in tutto il Sudest asiatico. L’eventuale radicamento di vere e proprie strutture di addestramento, verosimilmente gestite o da foreign fighters di rientro dal Medio Oriente o da militanti internazionali, infatti, potrebbe diventare un pericoloso punto di richiamo per molti giovani jihadisti presenti nella regione che, ad oggi, non dispongono delle capacità necessarie per diventare una minaccia credibile per i rispettivi governi centrali.

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