29 LUGLIO 2016
Le capacità russe A2/AD nel teatro euro-mediterraneo
DI Michele Taufer

 

A seguito dell’annessione russa della penisola di Crimea e con l’inasprirsi delle tensioni nella crisi ucraina, NATO e Russia hanno assunto una postura ufficialmente difensiva, basata sulla reciproca deterrenza militare che per certi versi ricorda un po’ il confronto tra il blocco sovietico e quello atlantico della Guerra Fredda. Mosca da parte sua ha concentrato i propri sforzi nell’ammodernamento sia del proprio arsenale strategico sia di tutta una serie di sistemi d’arma nati con lo scopo di interdire la capacità di proiezione di potenza del proprio avversario. Per contro, gli Stati Uniti, sin dalla seconda metà del 2014, hanno lanciato una serie di misure volte a rassicurare i propri alleati nell’Europa orientale da ipotetiche azioni ostili da parte russa, esercitando così una deterrenza quanto più tangibile possibile nei confronti di Mosca, specie nell’ottica di contrasto ad azioni di tipo ibrido.

L’impegno statunitense prende il nome di European Reassurance Initiative (ERI) e, fino ad ora, si è concretizzato in una serie di azioni volte a ribadire il solenne impegno da parte di Washington a garantire l’integrità territoriale dei propri alleati a norma dell’articolo 5 del Patto del Nord Atlantico. Negli ultimi due anni in particolare si sono susseguite esercitazioni militari di assoluto rilievo, caratterizzate da una magnitudo mai rilevata sin dalla fine della Guerra Fredda. Gran parte di queste esercitazioni ricade sotto l’ombrello della missione nota come ATLANTIC RESOLVE che a sua volta va a costituire la componente militare della più ampia ERI pensata da Washington.

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