20 LUGLIO 2016
Le possibili conseguenze e gli effetti del fallito golpe militare in Turchia
DI Marco Di Liddo e Francesco Tosato

Un’analisi politica del tentativo di golpe

Il fallito colpo di Stato tentato da alcuni settori delle Forze Armate turche nella notte tra il 15 e il 16 luglio ha drammaticamente evidenziato quegli elementi cardinali che caratterizzano lo scenario politico nazionale.

Seppur organizzato da un gruppo ristretto di ufficiali ed ex-ufficiali delle Forze Armate, il tentativo di putsch non può essere considerato un avvenimento estemporaneo e completamente slegato dal contesto politico turco. Infatti, all’interno del Paese esiste un non trascurabile e variegato fronte profondamente critico verso l’attuale establishment di potere, formato dalla parte più conservatrice e intransigente delle Forze Armate, dalle fasce laiche, cosmopolite e filo-occidentali della società (borghesia, intellettuali, giovani, personalità di alto profilo istituzionale, dai partiti kemalisti e curdi, dai tradizionali movimenti ultra-nazionalisti e addirittura da una porzione del panorama islamista turco. A tal proposito, oltre a Fetullah Gulen, leader di Hizmet1, l’opposizione a Erdogan include al proprio interno sia movimenti islamisti indipendenti sia fazioni moderate dello stesso AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi, Partito della Giustizia e dello Sviluppo), come testimoniato dalla recente l’esautorazione dell’ex Premier e Segretario Generale dell’AKP Ahmet Davutoglu, una delle figure più influenti del panorama nazionale, costretto a dimettersi da ogni carica politica e istituzionale in seguito a contrasti con Erdogan riguardanti il progetto di riforma costituzionale in senso presidenzialista, l’eccessiva muscolarità nei confronti della comunità curda e l’evidente accentramento di poteri da parte del Capo dello Stato.

Ad accomunare una opposizione così ideologicamente eterogenea è stato il crescente personalismo ed autoritarismo del Presidente, nonché il moltiplicarsi delle misure liberticide e censorie nei confronti del mondo accademico, giornalistico, politico, istituzionale e militare che, nell’ultimo decennio, ha aumentato a dismisura il potere erdoganista e costretto gli altri attori al sensibile ridimensionamento della propria influenza.

Per quanto riguarda le Forze Armate, a tali criticità strutturali occorre affiancare l’inquietudine generata dalle nuove nomine dei vertici, previste inizialmente per agosto, considerate negli ambienti della Difesa turca come l’atto finale per l’eliminazione delle residue personalità avverse al Presidente e legate alla più rigida ortodossia kemalista.

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