01 LUGLIO 2016
Punto di situazione sulla Regione Autonoma del Kurdistan
DI Lorenzo Marinone

Dopo oltre dieci anni di relativa stabilità e di robusta crescita economica rispetto al resto dell’Iraq, la regione del Kurdistan iracheno si trova ad affrontare, nella fase attuale, un periodo di profonda crisi. In essa confluiscono e si annodano questioni irrisolte e attriti a livello politico, sociale ed economico che hanno segnato le travagliate vicende della regione negli ultimi decenni. Anni in cui non è stata raggiunta un’adeguata sintesi a livello di architettura istituzionale per il governo della regione, tale da stemperare la tradizionale conflittualità dei partiti politici. E questa mancanza si riflette, di fatto, nella proliferazione e nel progressivo irrigidimento delle divisioni del tessuto sociale. Allo stesso modo, il lungo periodo seguito alla caduta del regime di Saddam Hussein non è stato caratterizzato da una efficace stabilizzazione dei rapporti con il Governo centrale di Baghdad, sui quali grava l’irrisolto contenzioso delle risorse petrolifere e della devoluzione dei fondi statali. Tale situazione è stata ulteriormente esasperata dalla repentina affermazione dello Stato Islamico (IS), a partire dalla seconda metà del 2014, che ha portato i miliziani di alBaghdadi ad insediarsi saldamente nell’area di Mosul, attestandosi così a poche decine di chilometri dalla capitale curda Erbil e mantenendo a lungo sotto pressione i Peshmerga curdi attorno al monte Sinjar e nella provincia di Kirkuk, zone di importanza strategica per l’abbondanza di riserve di gas e petrolio.

Scarica la nota dell'Osservatorio di Politica Internazionale (n.64 - giugno 2016)