27 APRILE 2012
Oman: dalla Primavera Araba al possibile ruolo cruciale geo-strategico
DI Giacomo Morabito

Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo del 2011, a Mascate, capitale dell’Oman, si sono svolte delle manifestazioni pacifiche, alle quali hanno preso parte migliaia di persone per chiedere riforme politiche, posti di lavoro e una migliore retribuzione. Tuttavia, la situazione è degenerata in seguito agli arresti di alcuni manifestanti, avvenuti dopo gli scontri fra questi ultimi e la polizia. 

Nel tentativo di placare le proteste, che hanno coinvolto sia il settore industriale e petrolifero sia i servizi di sicurezza e le attività portuali, il Sultano Qaboos bin Said Al Said ha istituito un nuovo governo e ha annunciato delle riforme: un salario minimo per i lavoratori del settore privato, un sussidio di disoccupazione mensile aumentato del 40%, la creazione di un organismo di protezione per il consumatore contro l’aumento dei prezzi dei beni alimentari, la creazione di 50 mila nuovi posti di lavoro e l’aumento delle borse di studio per gli universitari. Tuttavia, queste misure si sono presto rivelate insufficienti: la popolazione, non soddisfatta dei provvedimenti governativi, ha infatti chiesto maggiori garanzie e assicurazioni per i lavoratori locali. 

Nonostante, secondo la Banca Mondiale, l’Oman sia dotato di una moderna economia di mercato aperta agli scambi internazionali, in particolare basata sul commercio petrolifero, il Paese potrebbe rischiare una contrazione della propria economia, con delle ripercussioni anche sul proprio ruolo strategico regionale e internazionale in materia di rotte commerciali di petrolio. Pertanto, gli Stati Uniti hanno incoraggiato il Sultano a intraprendere le riforme adeguate per evitare che la crisi del Paese si aggravasse ulteriormente. 

Secondo diversi analisti, la situazione in Oman sarebbe sotto controllo e la stabilità del governo non sarebbe in pericolo per vari motivi: in particolare, la popolazione omanita è assai poco numerosa e tendenzialmente bendisposta nei confronti del Sultano e, oltre a ciò, mancano in Oman le tensioni “settarie”, riscontratesi invece negli altri Paesi arabi. Di conseguenza, in una situazione simile, mancano alcuni degli elementi “chiave” che possano mettere in pericolo la stabilità del governo.

Il Sultano ha inoltre parzialmente risposto alle richieste dei manifestanti, permettendo alcune riforme ma, allo stesso tempo, mantenendo stretto il controllo sul potere. 

Nel frattempo, Qaboos bin Said Al Said sta tentando di “svincolare” il proprio Paese dal ruolo di sentinella del Golfo Persico, favorendo lo spostamento dallo Stretto di Hormuz delle vie di flusso del petrolio: se da un lato l’Oman ha intrapreso un programma di sviluppo e di aggiornamento dei propri porti, dall’altro sta progettando una linea ferroviaria che metterà in comunicazione i principali porti con la frontiera degli Emirati Arabi Uniti. Qualora questo progetto fosse realizzato, il trasporto del petrolio potrebbe essere realizzato tramite il sistema ferroviario anziché quello marittimo e, in questo modo, il flusso petrolifero sarebbe deviato dallo Stretto di Hormuz e allontanato dalla possibile minaccia iraniana. In aggiunta, l’equilibrio regionale sarebbe certamente stravolto a vantaggio dei Paesi arabi e l’Oman occuperebbe così un ruolo cruciale in quanto “porto d’attracco” delle navi da trasporto e punto di passaggio obbligato per tutti i flussi di petrolio diretti dal Golfo Persico al resto del mondo.

Per fare in modo che questo progetto sia realizzato e per evitare significativi cambiamenti istituzionali, il Sultano non ha tardato, quindi, a concedere più ampie possibilità d’azione ai rappresentanti eletti nel Consiglio dell’Oman e sussidi agli strati sociali che gravano in notevoli difficoltà economiche. Ma, nonostante la risposta del Sultano, il popolo ha comunque voluto ribadire la sua intenzione di essere maggiormente coinvolto nei processi decisionali del Paese, eleggendo all’Assemblea Consultiva (Majlis al-Shura) del Consiglio dell’Oman tre attivisti delle proteste del febbraio 2011. Nel frattempo, rimane incerta la situazione che si profilerà al momento della necessaria successione al trono che, molto probabilmente, vedrà succedere al Sultano Qaboos bin Said Al Said un membro della sua stessa famiglia. Nel caso ciò avvenisse, si tratterebbe di una scelta logica finalizzata a prevenire eventuali disordini interni legati alle diverse appartenenze tribali della popolazione.