27 MAGGIO 2016
Geopolitical Weekly n.220
DI Giulia Conci e Luigi Rossiello

Sommario: Afghanistan, Iran, Russia-Ucraina, Siria

 

Afghanistan

Sabato 21 maggio, il leader dei talebani, Mullah Akhtar Mansour, è rimasto ucciso in un attacco condotto da un drone statunitense mentre viaggiava in taxi vicino alla città di Ahmad Wal, nella provincia pachistana del Baluchistan, presso il confine con l’Afghanistan. Sia il Capo dell’Esecutivo afghano Abdullah Abdullah sia il Presidente statunitense Barack Obama hanno accolto la morte del leader come un importante traguardo nella lotta contro l’insorgenza talebana, vista la crescente capacità operativa della militanza e l’atteggiamento intransigente del leader nei confronti della possibilità di riaprire un dialogo con le autorità di Kabul.

Nominato la scorsa estate in seguito all’annuncio della morte del Mullah Omar, storico fondatore del movimento talebano, Mansour in questi mesi era stata una figura piuttosto contestata da parte di alcuni comandanti militari che non riconoscevano legittima la sua elezione ai vertici del gruppo. Tra questi in primis Mullah Mohammad Yakoub, figlio maggiore del Mullah Omar, il quale aveva da subito rivendicato l’ereditarietà della carica del padre. Tale opposizione aveva creato forti tensioni all’interno delle gerarchie talebane, che avevano messo a repentaglio la coesione tra le fila dell’insorgenza.

Per scongiurare che il nuovo momento di transizione seguito alla morte di Mansour si traducesse in un riacutizzarsi degli scontri, la Shura di Quetta (la leadership politica dei talebani), in occasione della nomina del successore, sembra aver adottato una linea piuttosto conservatrice. Nuovo Emiro del gruppo, infatti, è Haibatullah Akhundzada: esponente di spicco del clero (mawlawi), Mullah Akhundzada sembra essere il candidato ideale per trovare consensi in modo trasversale al gruppo, sia perché originario della regione di Kandahar, tradizionale bastione dell’insorgenza talebana, sia perché già primo vice di Mansour, responsabile per l’emissione degli editti religiosi (fatwa). La scelta dei due vice del nuovo Mullah Akhundzada sembra essere un’ulteriore espressione della scelta conservatrice della Shura di Quetta. Oltre alla promozione di Sirajuddin Haqqani, che da secondo vice di Mullah Mansour è diventato ora il braccio destro di Akhundzada, il Consiglio politico talebano ha nominato secondo vice Yaqoub, così da non solo reintrodurre in posizioni apicali la discendenza di Omar ma soprattutto di assicurare il supporto alla causa talebana degli uomini fedeli alla famiglia del fondatore del movimento.

 

Iran

Martedì 24 maggio, l’ultra-conservatore Ahmad Janni è stato nominato come nuova guida dell’Assemblea degli Esperti, l’organo religioso preposto ad eleggere ed eventualmente dimettere la Guida Suprema (Rahbar), decisore ultimo e insindacabile sulle questioni di politica estera e sicurezza nazionale previsto dalla Costituzione. L’esponente conservatore si è aggiudicato la vittoria contro il riformista Ayatollah Ebrahim Amini, appoggiato dall’ex Presidente Rafsanjani e favorito per la nomina al vertice dell’Assemblea. L’Assemblea degli Esperti con un mandato di 8 anni è composta da 86 membri dei quali 51 hanno votato a favore della nomina di Jannati è un esponente del fronte conservatore, critico nei confronti del pragmatismo politico del Presidente, Hassan Rouhani, e fortemente contrario alla normalizzazione delle relazioni tra l’Iran e i Paesi occidentali. Jannati è anche Presidente del Consiglio dei Guardiani, organo composto da 12 membri, con il compito sia di vegliare la legislazione approvata dal Parlamento nazionale (Majles) ed accertarsi sia compatibile con la Costituzione e con l’Islam sia di vagliare la validità dei candidati presidenziali e parlamentari.

La nomina di Jannati ai vertici dell’Assemblea è giunta piuttosto inaspettata: alle elezioni sia parlamentari sia per l’Assemblea degli Esperti, tenutesi lo scorso febbraio, infatti, non solo il fronte moderato-pragmatista aveva ottenuto la maggioranza in entrambi gli organi ma Jannati era anche stato l’ultimo della propria lista elettorale ad aggiudicarsi il seggio. In questo contesto, dunque, la vittoria di Jannati sembrerebbe lasciar trasparire come, nonostante la gestione pragmatista dell’attuale governo e i larghi consensi ricevuti dal fronte “centrista” alle ultime elezioni, i conservatori esercitino ancora una forte influenza all’interno di organi, quali l’Assemblea degli Esperti, che rappresentano il carattere e i valori fondanti del sistema istituzionale iraniano post-rivoluzionario. Ciò potrebbe rivelarsi fondamentale in vista della probabile nomina della nuova Guida Suprema: date le precarie condizioni di salute dell’Ayatollah Ali Khamenei, non è da escludere che l’attuale Assemblea degli Esperti, infatti, nei prossimi anni sia chiamata ad eleggere il nuovo Leader Supremo.

 

Russia - Ucraina

Il 25 maggio il Presidente russo Vladimir Putin ha concesso la grazia al pilota dell’Esercito ucraino Nadija Savchenko, catturata nella regione ucraina orientale del Donbass nel giugno del 2014 dai separatisti filorussi e successivamente consegnata alle autorità russe. La Savchenko, che nel momento della cattura serviva come istruttore per il battaglione “Ajdar” della Guardia Nazionale, era stata condannata a 22 anni di prigione con l’accusa di aver diretto colpi di mortaio contro una troupe di giornalisti russi, uccidendone due: Igor Kornelyuk e Anton Voloshin.

Contestualmente alla liberazione della Savchenko, Il Presidente ucraino Petro Poroshenko graziato i  militari russi Yevgeny Yerofeyev e Alexander Alexandrov, catturati a maggio 2015 e condannati a 14 anni di carcere per ingresso illegale sul territorio ucraino ed attività terroristica e sovversiva contro il governo.

La reciproca grazie e liberazione dei condannati russo-ucraini, nei fatti una sorta di scambio di prigionieri, rappresenta un timido segnale di distensione nel contesto della costante e perdurante conflittualità tra Kiev e Mosca a causa dalla secessione della Crimea e della guerra del Donbass, sulla quale pesa il pesante sospetto del coinvolgimento militare, logistico e politico del Cremlino a favore delle forze ribelli. Proprio il 24 maggio, il governo ucraino ha confermato l’uccisione di sette soldati e il ferimento di altri nove sulla linea di contatto tra le Forze Armate e le milizie dei separatisti filorussi.

Tuttavia, la decisione russa di graziare la Savchenko potrebbe costituire non soltanto il tentativo di migliorare il dialogo con l’Ucraina, bensì potrebbe essere interpretato come la volontà di mandare un segnale distensivo all’Unione Europea. Proprio a giugno, infatti, l’Unione Europea dovrà decidere se prorogare, abolire o alleggerire le sanzioni contro Mosca, alle prese con una significativa recessione economica dovuta al crollo del prezzo del petrolio, principale fonte degli introiti del Cremlino.   

 

Siria

Lo scorso 24 maggio le Forze Democratiche Siriane (FDS), coalizione di diverse milizie arabe e curde che si oppongono allo Stato Islamico e al-Nusra, hanno iniziato un’offensiva volta a riprendere il controllo di diversi villaggi posti a nord di Raqqa, capitale di Daesh dal giugno del 2014.

In tali operazioni le FDS, che vedono tra le sue componenti principali le Unità di Protezione Popolare (Yekîneyên Parastina Gel, YPG), godono sia del supporto aereo fornito dalla Coalizione Internazionale che partecipa a Inherent Resolve sia della presenza di Forze Speciali degli Stati Uniti.

Dall’inizio delle operazioni, le FDS hanno preso il controllo di diversi villaggi, tra i quali Fatisah, Mutamashrij e  Nimrudiyah e attualmente sono impegnate nei combattimenti contro le milizie di al-Baghdadi nei pressi della cittadina di al-Hishah.

Sebbene al momento non siano ancora chiare le tempistiche relative ad una possibile offensiva finale in direzione di Raqqa, il rinnovato attivismo del fronte arabo-curdo nei sobborghi settentrionali rappresenta un elemento di assoluto rilievo nella campagna di contrasto allo Stato Islamico nel Paese. Tale manovra potrebbe, infatti, sottoporre ad un’ulteriore pressione strategica le milizie di al-Baghdadi, costringendo gli uomini del califfato ad impiegare un numero maggiore di risorse umane a difesa e in rinforzo del fronte “settentrionale” togliendo così preziose unità dalle proprie linee di difesa negli altri teatri del Paese come Palmyra o Deir-er-Zor.