20 MAGGIO 2016
Intelligence and Defence Update n°64
DI Danilo Secci

Sommario: Romania, Danimarca, Germania

 

Romania 

Lo scorso 12 maggio è stata ufficialmente completata la Fase 2 del programma di difesa missilistica NATO denominato EPAA (European Phase Adaptive Approach), mirante all’acquisizione di una completa capacità di protezione dalla minaccia posta da missili balistici a breve e medio raggio. Nella base NATO di Deveselu (Romania) è stato dichiarato operativo il primo sistema Aegis basato a terra compreso di radar e 24 missili terra-aria SM-3 IB.

L’EPAA, proposta dal Presidente Obama nel 2009 e fatta propria dalla NATO in occasione del Vertice di Lisbona dell’anno successivo, ha visto il completamento della Fase 1 nel 2011 con lo schieramento di navi dotate di sistemi missilistici SM-3 IA nel Mediterraneo, un sistema radar AN/TPY-2 in Turchia e un centro di comando e controllo in Germania. La Fase 3 ha avuto inizio in concomitanza al completamento della Fase 2 con l’avvio dei lavori per la costruzione di una base di difesa missilistica con sistemi SM-3 IIA a Redzikowo (Polonia), il cui completamento è previsto per il 2018.

Nonostante le autorità politiche e militari dell’Alleanza Atlantica abbiano sempre sostenuto che il programma EPAA sia finalizzato alla difesa dalla proliferazione missilistica del Medio Oriente, la notizia ha suscitato forti critiche da parte di Mosca per voce soprattutto del Ministro degli Esteri Sergei Lavrov che ha definito questo passo in avanti nella sicurezza europea come lesivo dell’equilibrio strategico post-Guerra Fredda tra NATO e Russia.

Come prospettato più volte da vertici del Cremlino, non è da escludere che Mosca decida di rispondere ai progressi nella difesa missilistica europea mediante lo schieramento di missili a breve raggio Iskander nella piccola enclave russa di Kaliningrad e col potenziamento dei sistemi offensivi nei distretti militari occidentale e meridionale della Federazione Russa.

 

Danimarca 

Il Governo danese ha scelto l’F-35 come futuro caccia multiruolo dei prossimi 30 anni. Il fabbisogno stimato è di 27 esemplari che andranno in sostituzione dell’intera flotta di F-16 attualmente in servizio. Il velivolo in questione è risultato vincitore di una competizione che ha visto concorrere anche l’Eurofighter Typhoon, il Saab Gripen e l’F/A 18 Super Hornet. I parametri presi in considerazione per la scelta finale, e per i quali l’F-35 si è classificato sempre in prima posizione, sono stati il peso strategico, l’aspetto militare, il contributo economico e le ricadute in campo industriale. Il costo dell’intero programma di acquisizione e mantenimento del Joint Strike Fighter sarà pari a 20 miliardi di corone danesi (circa 2,7 miliardi di euro).

Il prossimo passo sarà quello della discussione e votazione parlamentare della proposta, che avverrà probabilmente nel mese di giugno. Se, come appare ormai certo, il Parlamento danese approverà il progetto, la Danimarca sarà l’undicesimo paese ad adottare questo velivolo, dopo Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Olanda, Norvegia, Turchia, Israele, Australia, Corea del Sud e Giappone.

La decisione di Copenaghen avrà delle ricadute positive su tutti gli altri paesi che impiegano l’F-35: per le future acquisizioni, si avrà una riduzione del costo di produzione del singolo esemplare con benefici economici ed industriali condivisi tra tutti i partecipanti al programma JSF. In quanto membro dell’Alleanza Atlantica, con questa scelta la Danimarca contribuirà inoltre ad aumentare l’interoperabilità tra gli equipaggi e i mezzi dei paesi NATO, garantendo nel complesso una maggiore efficienza ed efficacia d’azione all’Alleanza stessa.

 

Germania 

Tra il 10 e il 12 maggio scorso, presso il poligono di Grafenwoehr (Germania) ha avuto luogo la prima edizione della Strong Europe Tank Challenge, competizione mirante a valutare l’efficacia e le capacità di uomini e mezzi dei reparti corazzati di sei paesi NATO. Nello specifico, hanno preso parte alla manifestazione gli Stati Uniti, rappresentati da due plotoni di carri M1A2 Abrams, Danimarca e Polonia rispettivamente da un plotone su Leopard 2A5, la Germania da un plotone  su Leopard 2A6, la Slovenia  da un plotone su M84 e l’Italia da un plotone su carro Ariete appartenente al 132° Reggimento dell’omonima Brigata.

Le prove a cui sono stati sottoposti gli equipaggi sono state molteplici: acquisizione e tiro su bersagli posti su distanze diverse (sia da posizioni fisse che in movimento); identificazione di mezzi amici e nemici in un contesto di combattimento in cui erano presenti almeno 25 mezzi corazzati; operazioni in ambienti contaminati da agenti chimici; manovre di protezione e difesa da ordigni rudimentali piazzati lungo le vie di comunicazione ed, infine, procedure di evacuazione degli equipaggi in ambiente ostile.

La competizione ha visto la squadra tedesca piazzarsi al primo posto, seguita rispettivamente da quella danese e polacca.

La Strong Europe Tank Challenge è stata concepita per creare un’occasione di competizione tra reparti corazzati provenienti da diversi paesi NATO, il che ha certamente permesso un miglioramento nelle capacità operative degli equipaggi. Ma non solo: la manifestazione è stata la prima di questo tipo ad essere promossa dalla fine della Guerra Fredda, e sottolineando il continuo addestramento e le capacità dei paesi dell’Alleanza di far fronte a scenari di combattimento terrestre classici (high intensity conflict), può essere interpretata come un segnale di dissuasione rivolto a Mosca dall’intraprendere qualsiasi iniziativa militare sull’Europa Orientale, alla luce soprattutto delle continue tensioni sul fronte ucraino e nel Baltico.