09 FEBBRAIO 2016
Il nuovo ruolo del Pakistan nella lotta al terrorismo in Asia Meridionale
DI Francesca Manenti, Francesco Tosato

Da ormai quasi quindici anni il Pakistan si trova ad affrontare una profonda crisi di sicurezza, che affonda le proprie radici e continua ad essere alimentata dalla pluriennale instabilità nel vicino Afghanistan.
La porosità dei circa 2.500 chilometri di confine tra i due Paesi, infatti, ha sempre favorito il passaggio di combattenti che, impegnati in territorio afghano dapprima contro i Sovietici, negli anni ’80 e, a partire dal 2001, contro le Forze statunitensi e NATO, hanno visto nel Pakistan un possibile luogo di rifugio. Tale dinamica ha interessato soprattutto le Aree Tribali pakistane (Federally Administrative Tribal Areas - FATA), regione nel nord-ovest e da sempre roccaforte dell’insorgenza talebana nel Paese.

Quest’area, infatti, è separata dalle turbolente province orientali afghane da una frontiera puramente formale, la così detta Linea Durand, che non solo divide una popolazione accomunata da etnia (pashtun), interpretazione religiosa (deobandista) e sistema tribale, ma, tagliando talvolta in due interi centri abitati, separa persino stessi nuclei familiari. Ne deriva una sostanziale inconsistenza della frontiera internazionale che rende particolarmente complicato il monitoraggio degli spostamenti oltreconfine.
L’impossibilità di sorvegliare accuratamente i movimenti transfrontalieri, da un lato, e la morfologia impervia e prettamente montuosa dell’area, dall’altro, impediscono di fatto alle Forze di sicurezza su entrambi i versanti della frontiera di garantire il controllo del territorio.

Il report trae spunto dal viaggio in Pakistan compiuto dal 7 al 13 giugno 2015 dalla delegazione del Ce.S.I. – Centro Studi Internazionali, guidata dal Presidente, Prof. Andrea Margelletti, e formata dal Dott. Francesco Tosato, Senior Analyst responsabile del desk Affari Militari, e dalla Dott.ssa Francesca Manenti, responsabile del desk Asia. 

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