23 DICEMBRE 2014
La nuova generazione dell’insorgenza talebana in Pakistan
DI Francesca Manenti

Lo scorso 16 dicembre un gruppo di militanti talebani ha assaltato l’Army Public School and Degree College di Peshawar, capoluogo della provincia settentrionale di Khyber Pakhtunkhwa, causando la morte di 145 persone tra docenti e studenti dell’istituto, di cui circa 80 bambini. L’assalto è stato rivendicato dal Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), il movimento ombrello che dal 2007 ha sempre costituito il grande bacino di raccolta dell’insorgenza talebana nel Paese e che trova rifugio all’interno dell’impervio territorio delle Federally Administrative Tribal Areas (FATA), al confine con l’Afghanistan. Come dichiarato dal portavoce del gruppo, Mohammad Khorasani, l’attacco rappresenterebbe la risposta del TTP all’offensiva lanciata in estate dalle Forza Armate pakistane nelle FATA, in particolare nelle Agenzie del Nord e del Sud Waziristan, che dallo scorso giugno ha causato la morte di decine di militanti. L’assalto ha causato la dura reazione non solo da parte delle autorità pakistane, le quali dopo circa sei anni hanno deciso di sospendere la moratoria sulla pena di morte per i reati di terrorismo, ma ha soprattutto messo in evidenza una profonda frattura all’interno dello stesso panorama talebano, interno e internazionale. All’indomani della tragedia di Peshawar, infatti, sia talebani afghani sia diverse anime afferenti all’insorgenza pakistana hanno preso le distanze dall’esecuzione dei giovai studenti, giudicata superflua per portare avanti la propria battaglia contro le Forze militari nel Paese.Se da un lato, dunque, gli eventi di Peshawar hanno ridestato l’attenzione internazionale sull’urgenza della minaccia talebana in Pakistan, dall’altro le reazioni di condanna trasversali alle altre anime della militanza, nel Paese e nel vicino Afghanistan, sembrano confermare la fase di profonda trasformazione che l’insorgenza talebana pakistana sta attraversando ormai da diversi mesi. 

 

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