06 MAGGIO 2015
Speranze, rischi e contraddizioni: l'Ucraina del post-Euromaidan alla prova del potere
DI Marco Di Liddo

Ad oltre un anno di distanza da Euromaidan e dall’avvicendamento ai vertici dello Stato, l’Ucraina vive una stagione complessa della propria storia, ossia la fase costruttiva di un nuovo assetto politico, burocratico ed economico del Paese dopo la deposizione del Presidente Yanucovich.


Si tratta di una sfida difficile e piena di incognite e aspettative, nella quale il governo e la società civile si confrontano con i rischi connessi sia al fallimento del progetto riformista ed europeista sia al ritorno delle forze conservatrici e contro-rivoluzionarie.

La situazione interna ucraina appare complessa, conflittuale e dominata dall’ansia di liquidare in fretta le scorie sia dell’amministrazione del deposto Presidente Yanucovich sia del passato sovietico, nonché di attuare freneticamente un vasto pacchetto di riforme che avvicini il Paese agli standard necessari per il processo di ipotetica integrazione europea. Tra queste, le più importanti e riuscite sono la legge anti-corruzione, il cui obbiettivo è cercare di arginare la piaga più sanguinosa che affligge l’intero sistema-Paese, la legge sulla privatizzazione del demanio pubblico, che dovrebbe liberare dal controllo statale oltre 2.700 imprese in diversi settori (meccanico, estrattivo, siderurgico, energetico), la legge sull’indipendenza del potere giudiziario e la legge sulla trasparenza degli atti pubblici.


In molti casi, il termine di paragone utilizzato dalle forze politiche è la Georgia della “Rivoluzione delle Rose”, dove il processo di riforme legislative è stato realizzato in poco più di un anno.


La particolare contingenza che ha portato questa classe politica al potere e la situazione di estrema precarietà economica e instabilità politica che caratterizza oggi il Paese, ha spinto Yatseniuk e Poroshenko ad una sorta di marcia forzata sul percorso del cambiamento da essi auspicato.

 

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