06 MARZO 2012
La nuova NATO
DI Marco Scirè

Il conflitto libico ha messo in luce i limiti e le divisioni politiche della Nato. Dalla fine della guerra fredda ad oggi la natura dell’Alleanza è radicalmente cambiata passando da alleanza antisovietica a coalizione contro i nuovi scenari rappresentati dalla guerra al terrorismo. Il processo di trasformazione e le nuove sfide hanno fatto emergere i contrasti sia tra Europa e Usa che tra i paesi europei.

La decisione di Francia e Inghilterra di attaccare la Libia, nonostante il parere contrario di Germania e Turchia, e le titubanze dell’Italia, hanno evidenziato i limiti dei paesi europei nell’elaborare un’unica posizione strategica nel definire obiettivi e finalità e nel sostenere una lunga campagna militare; vedi il rapido esaurimento degli arsenali o “la mancanza di mezzi di controllo e riconoscimento per identificare gli obiettivi da colpire”come sostenuto dal segretario alla difesa americano Gates.

A Lisbona, durante il vertice del 19 e 20 novembre 2011, che Rasmussen ha definito “come uno dei summit più importanti nella storia dell’organizzazione”, è stato adottato il nuovo concetto strategico dell’Alleanza e stilato il primo documento ufficiale delle Nato dopo l’11 Settembre. In base al nuovo concetto strategico, la Nato viene definita come un’Alleanza politico-militare unica nella storia e nel documento viene riaffermato l’impegno per la difesa collettiva, ex Art.5, e riconosciuta la scarsa probabilità di un attacco militare convenzionale entro i confini dell’Alleanza. Il documento inoltre delinea una serie d’iniziative al fine di rendere la Nato più efficace più impegnata e più efficiente. Sono previsti investimenti in capacità-chiave, quali la difesa antimissilistica, la cyber difesa, e una più stretta cooperazione con i partner dell’Alleanza nel mondo. La Nato definisce di fatto se stessa come l’Organizzazione mondiale per la sicurezza concentrando l’attenzione sulle minacce di proliferazione nucleare o di attacchi terroristici, sui rischi derivanti da attacchi a sistemi informatici e sulla capacità di proiettare forze militari su qualunque teatro operativo e di controllarne le attività attraverso la propria struttura di comando militare integrata.

Il nuovo concetto strategico definisce anche la questione nucleare. Da una parte persegue le iniziative sul disarmo nucleare, (vedi il nuovo Trattato START tra Russia e Usa con l’obiettivo di un mondo privo di armi nucleari) dall’altra mitiga l’unico contrasto degno di nota sorto tra alleati, con la Germania, favorevole alla rimozione delle armi atomiche dal suolo europeo, e con la Francia contraria. La divergenza è stata superata da una dichiarazione di compromesso che ribadisce per la Nato lo status di alleanza imperniata sulla deterrenza, e quindi in possesso di una quantità di armi atomiche indispensabili fino a che altri attori mondiali ne saranno in possesso. Il vertice di Lisbona ha cercato anche di rilanciare le relazioni tra la NATO e la Russia, uno sforzo culminato con il rilascio di una dichiarazione congiunta favorevole al raggiungimento di “una vera partnership strategica basata sui principi della fiducia reciproca, della trasparenza e della prevedibilità, con l’obiettivo di contribuire alla creazione di uno spazio comune di pace, di sicurezza e di stabilità nell’area euro-atlantica”. Tuttavia restano difficoltà a riguardo del sistema antimissilistico in grado di proteggere l’Europa e la Russia da attacchi missilistici (verosimilmente provenienti da un Iran dotato dell’arma nucleare).

All’interno della NATO vi sono tre posizioni: Germania e Francia vorrebbero integrare la Russia nel sistema di sicurezza europeo; gli atlantisti (Gran Bretagna, Belgio, Olanda) danno maggior peso ai rapporti di collaborazione con gli USA; mentre i paesi dell’Europa centro-orientale, di più recente acquisizione, continuano a vedere Mosca come una minaccia alla propria sicurezza. La NATO, per l’approvazione di operazioni ONU, reputa fondamentale le relazioni distese con la Russia, in quanto membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’intesa tra i due ex nemici consente il passaggio ampliato di materiali non letali della Nato nel territorio della Federazione e facilita l’approvvigionamento alle truppe Isaf in Afghanistan. L’Exit Strategy prevista per il 2014 presuppone il ritiro delle truppe, il passaggio delle responsabilità di sicurezza alle forze armate afgane e l’invio d’istruttori militari al fine di raggiungere la piena stabilità del paese evitando una possibile controffensiva talebana.

Se da una parte i rapporti con Mosca sembrano migliorati, dall’altra la partecipazione russa alla SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) apre nuovi scenari. La presenza della Nato in Afghanistan spinse dieci anni fa Russia e Cina ad unirsi alle ex Repubbliche Sovietiche (Kazakistan, Kirghistan, Uzbekistan e Tagikistan) al fine di limitare l’ingerenza statunitense e Nato in Caucaso e in Asia centrale.

Oggi lo scenario afghano rappresenta la preoccupazione maggiore di Russia e Cina contrarie alla presenza di truppe statunitensi o Nato anche dopo il ritiro del 2014; basti pensare all’invito rivolto a Karzai, al summit di Astana 2005, a mantenere neutrale il paese in cambio di collaborazione nella fase post conflittuale. 

Subentrare agli occidentali significherebbe riprendere il controllo strategico dell’intera regione ed evitare una pesante ingerenza americana in un aerea con forti interessi geopolitici di tutti i componenti della SCO, un’organizzazione sempre più influente, pronta a sfidare gli obiettivi geostrategici di Washington, come lo scudo antimissilistico in Europa. Ciò nonostante non si può parlare di similitudine tra Nato e SCO, in quanto quest’ultima, nonostante le diverse esercitazioni belliche, non è una vera e propria alleanza militare e il suo mandato non sembra indicare una futura evoluzione in tal senso. Ma la sua influenza si farà di certo sentire…