21 LUGLIO 2014
Golpe in Thailandia
DI Staff Ce.S.I.

In Thailandia, lo scorso 22 maggio, il Generale Prayuth Chanocha, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Thailandese, ha sospeso la Costituzione e ha posto lo Stato sotto il controllo dei militari. Esautorati Parlamento e Senato, le Forze Armate (Royal Thai Armed Forces – RTAF) hanno istituito il Consiglio per la Pace e l’Ordine Nazionale, la giunta militare che ha assunto le redini del Paese, sancendo, di fatto, il 30º colpo di Stato dal 1932.

Il golpe militare era stato annunciato, nei giorni precedenti, dall’imposizione della legge marziale e dall’istituzione del coprifuoco nelle ore serali, misure di sicurezza di emergenza volte ad arginare gli scontri tra le Camicie Rosse, sostenitori dell’ormai ex Primo Ministro Yingluk Shinawatra, e le Camicie Gialle, vicine al People’s Democratic Reform Committee (PDRC), gruppo di pressione e principale forza di opposizione. Le tensioni tra i 2 schieramenti e l’incapacità del partito di governo (Pehu Party) e del PDRC di trovare una soluzione concertata per ripristinare la sicurezza interna hanno creato, negli ultimi 8 mesi, un vuoto che ha alimentato la destabilizzazione del Paese. Nonostante i tentativi di dialogo tra il leader del PDRC, Suthep Thaugsuban, e il Governo Shinawatra, il fallimento del tavolo negoziale ha messo in evidenza, da un lato, l’inconciliabilità delle posizioni di cui i 2 partiti sono espressione e, dall’altro, la fragilità del sistema istituzionale thailandese. La Shinawatra, e prima di lei il fratello Thaksin (Primo Ministro dal 2001 al 2006 e destituito da un golpe militare), hanno raccolto un ampio consenso nelle aree rurali nel nord del Paese e tra la fascia meno abbiente della popolazione, grazie ad un’agenda politica fortemente incentrata su welfare, sussidi alla produzione agricola e stanziamento di fondi destinati allo sviluppo. Di origine cinese e migrata nella provincia settentrionale thailandese di Chiang Mai nei primi anni del novecento, la famiglia Shinawatra è sempre stata una delle più ricche e influenti del Paese, ma ha raggiunto l’apice solo con la consacrazione di Thaksin a magnate delle telecomunicazioni. In seguito all’ingresso degli Shinawatra in politica, tale potere economico è diventato una potenziale minaccia per le fasce più conservatrici, che hanno cominciato a guardare con preoccupazione alla crescente influenza di questa famiglia. Espressione di questo compatto fronte di opposizione è il PDRC, che racchiude al suo interno un eterogeneo panorama di realtà associative, studentesche e partitiche, accomunate da uno spiccato senso di lealtà verso la monarchia e da posizioni tendenzialmente conservatrici.

La spina dorsale del movimento è formata dalle Camicie Gialle, il principale gruppo di contestazione ai governi degli Shinawa tra ed espressione della classe media e della borghesia nell’area di Bangkok e nelle regioni meridionali del Paese, maggiormente industrializzate. In questo contesto, l’Esercito, da sempre deus ex machina dell’equilibrio interno incardinato sulla Monarchia, ha trovato agevole spazio di manovra per fare un passo avanti e colmare il vuoto creato in questi mesi dalla dilatazione della crisi politica. Nonostante sia riscontrabile un’affinità ideologica tra Forze Armate e PDRC (entrambi filo-monarchici e forti oppositori degli Shinawatra), il colpo di Stato da parte dei militari non sembrerebbe essere frutto di un accordo.

L’ostilità dell’Esercito, e in particolare del Generale Prayuth, nei confronti dei fratelli Shinawatra, infatti, sarebbe da ricer- care nel tentativo, iniziato da Thaksin, di rinnovare i vertici delle RTAF attraverso nomine di ufficiali più vicini alle posizioni degli Shinawatra e, conseguentemente, di indebolire il potere istituzionale del Re, Bhumibol Adulyadej, spezzando il tradizionale legame Esercito Monarchia. In Thailandia, infatti, le Forze Armate, da sempre, sono garanti della tutela e della stabilità della Corona e il Re, come sancito dalla Costituzione del 2007, ricopre la carica di Capo di Stato Maggiore delle RTAF. A riprova di questo legame, tra i 18 membri che compongono il Privy Council, gabinetto nominato a totale di- screzione del Monarca con compiti di consulenza per le prerogative costituzionali riconosciute al Re, Adulyadej ha scelto 5 membri provenienti dalle Forze Armate. Tra questi vi è soprattutto il Generale Prem Tinsulanonda, considerato l’eminenza grigia del colpo di Sta- to del 2006 e Presidente del Privy Council dal 1988.

Grazie a questa carica, che consente a Tinsulanonda di influenzare l’approvazione del Monarca delle nomine ai vertici della Difesa, il Generale ha potuto esercitare un forte controllo sui periodici rimpasti nelle RTAF favorendo l’ascesa di una ristretta cerchia di fedelissimi provenienti dalle cosiddette “Tigri Asiatiche”, unità formata dal 2º, dal 12º e dal 21º reggimento di fanteria.

Quest’ultimo, a cui appartiene lo stesso Generale Prayuth, è conosciuto anche con il nome di Guardia della Regina (Queen’s Guard - QG), l’unità di base a Prachin Buri, al confine tra Thailandia e Cambogia, autonoma rispetto al resto delle Forze Armate. Le QG, infatti, non rispondono tanto alla tradizionale catena di comando e controllo militare quanto direttamente alla Casa Reale. Il consolidamento, nel tempo, di questa unità,dunque, ha permesso lo sviluppo di un Corpo militare fedelissimo al Re e geloso delle prerogative che il rapporto preferenziale con la Monarchia gli ha concesso. Provengono dal 21º Reggimento anche il Generale Udomdet Sitibutr, Segretario Generale dell’attuale giunta, nonché il Generale Prawit Wongsuwan, Ministro della Difesa dal 2008 al 2011, e il Generale Anupong Paochinda, Ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, entrambi attualmente membri del consiglio consultivo istituito dalla giunta militare competente per le questioni di sicurezza.

Dunque, gli ufficiali delle “Tigri Asiatiche” hanno un’importanza primaria nel garantire il legame Monarchia - Esercito. Dopo la vittoria elettorale del 2001, il tentativo di Thaksin di nominare una nuova leadership militare fedele al governo eletto è stato interpretato non solo come il modo per ridimensionare il potere delle Guardie della Regina, ma soprattutto come una minaccia per la salvaguardia del potere del Monarca. Nonostante gli sforzi dell’establishment militare per arginare questo pericolo, il potere economico e finanziario degli Shinawatra e l’influenza derivante da esso hanno comunque creato una classe militare “alternativa”. E’ il caso del Generale Yuthasak Sasiprapha, figura vicina agli Shinawatra ed esterna alla cerchia delle Tigri Asiatiche: già Vice Ministro della Difesa durante il Governo di Thaksin e poi alla guida dello stesso dicastero (agosto 2011-gennaio 2012), Sasiprapha ha capitalizzato il proprio ruolo istituzionale per rafforzare il controllo delle nomine durante i rimpasti ai vertici delle Forze Armate, creando in questo modo anche una dicotomia all’interno della stessa leadership militare.

In questo contesto, il placet che il Generale Prayuth ha ricevuto da Re Adulyadej nei giorni successivi al golpe lascia trasparire come anche il recente passo avanti dell’Esercito potrebbe essere l’ultimo tentativo di eliminare qualsiasi minaccia alla stabilità dell’alleanza tra i 2 poteri. In un momento di grande difficoltà interna, in cui mesi di tensioni hanno messo a repentaglio la stabilità economica e sociale del Paese, un’accurata gestione della fase di transizione potrebbe consentire all’Esercito di capitalizzare il sostegno di quelle fasce di popolazione che stanno risentendo maggiormente della crisi generata da mesi di instabilità. La decisione della giunta di revocare il coprifuoco per le aree turistiche del Paese, settore chiave per l’economia nazionale, è un chiaro segnale della consapevolezza con cui l’élite militare sta portando avanti la propria agenda.

 

Contributo apparso su