03 DICEMBRE 2012
Le incognite della transizione somala
DI Marco Di Liddo

Negli ultimi due anni il processo di pacificazione e di transizione alla democrazia della Somalia ha conosciuto una significativa accelerazione grazie all’opera congiunta delle forze politiche interne, delle organizzazioni internazionali e dei principali attori regionali.
La liberazione di Mogadiscio, da parte del contingente di African Union Mission in Somalia (AMISOM), e di Kisimayo, ad opera dell’esercito keniota, hanno inflitto un considerevole danno al gruppo radicale islamico di ispirazione qaedista Harakat al-Shabaab al-Mujahideen (Movimento dei Giovani Combattenti) che, in questo modo, ha perso la sua principale roccaforte e centro d’affari. Anche le forze armate etiopi hanno ricoperto un ruolo di primo piano conquistando i principali centri urbani del sud e consolidando il controllo della valle del fiume Shabelle. L’intervento militare da parte dei governi di Addis Abeba e di Nairobi ha avuto lo scopo di tentare di isolare e di circoscrivere l’azione di al-Shabaab all’interno dei confini somali, allo scopo di minarne la forza e creando un “cordone sanitario” che limitasse i contatti tra i miliziani del gruppo qaedista e le formazioni jihadiste etiopi e keniote.
I recenti, ottimi risultati sono stati il frutto di un lungo ed oneroso impegno della Comunità Internazionale, in primis dell’opera di negoziato politico, sostegno umanitario e supporto militare forniti dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea. Oltre all’azione multilaterale, alcuni Paesi, tra i quali l’Italia, si sono distinti per il proprio, diretto impegno diplomatico nei confronti del governo somalo e di assistenza alla popolazione civile. Inoltre, il lento ma graduale processo di pacificazione del Paese ha gettato le basi per la ripresa di regolari rapporti politici ed economici internazionali. La Somalia è ricca di risorse del sottosuolo il cui sfruttamento è stato interrotto bruscamente nei primi Anni ‘90, a causa dello scoppio della guerra civile, e che adesso ha spinto Paesi come Turchia, Francia ed Iran ad intensificare i rapporti con il governo di Mogadiscio per partecipare alla futura assegnazione dei diritti di esplorazione.

Scarica l'approfondimento dell'Osservatorio di Politica Internazionale (n. 69 - novembre 2012)