21 MAGGIO 2014
Boko Haram e Ansaru, le minacce alla stabilità della Nigeria
DI Marco Di Liddo

Nella notte tra il 14 e il 15 aprile scorso alcune milizie della setta salafita nigeriana Boko Haram (“l’educazione occidentale è peccato” in lingua hausa) hanno rapito circa 276 adolescenti (16-18 anni), prelevandole dal campus della Government Secondary School di Chimbok, cittadina nello Stato nord orientale del Borno. Successivamente, le ragazze sono state trasferite in diverse basi del gruppo terroristico sia all’interno della Nigeria, nell’immensa foresta di Sambesa (60.000 km², pari alla superficie di Veneto, Piemonte e Lombardia), sia, in misura minore, nei Paesi limitrofi, quali Niger, nella regione del Lago Ciad, e Camerun, nei pressi delle Montagne Mandara del Parco Nazionale di Waza. Le ragazze, costrette a convertirsi alla religione islamica, sono state forzate a sposarsi con i miliziani bokoharamisti. 
Ad un mese dal rapimento, il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, ha proposto al governo nigeriano di scambiare le ragazze con i prigionieri bokoharamisti detenuti nelle carceri nazionali. Al di là dell’ottenimento della liberazione dei membri imprigionati, molti dei quali sono in carcere soltanto perché appartenenti alle famiglie dei miliziani pur non avendo mai compiuto attività legate al terrorismo, lo scopo di Boko Haram potrebbe essere quello di ottenere maggiore legittimità. Infatti, nel trattare con il movimento jihadista, le autorità centrali nigeriane lo riconoscerebbero implicitamente come interlocutore politico valido, aumentandone il prestigio e i proseliti. Inoltre, dato che sin dall’inizio della vicenda Boko Haram ha dettato i tempi e le metodologie del colloquio con lo Stato, qualora il governo di Abuja accettasse i termini della trattativa dimostrerebbe la debolezza delle istituzioni, incentivando il gruppo a proseguire con l’insorgenza.
A dichiararsi favorevoli ad una eventuale mediazione tra governo e terroristi sono stati alcuni governatori federali del nord della Nigeria, in particolare Kashim Shettima, attuale massima carica dello Stato del Borno. Tuttavia, una simile offerta potrebbe nascondere alcune insidie: infatti, non è da escludere che questi “volenterosi” governatori musulmani del nord vogliano aumentare la propria autorità politica e il proprio potere affrontando direttamente l’insorgenza islamista e sfruttando le difficoltà del governo centrale.

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