19 DICEMBRE 2013
La crisi in Repubblica Centrafricana
DI Marco Di Liddo e Giacomo Gabbrielli

L’instabilità politica e la precarietà del quadro di sicurezza che dominano lo scenario attuale della Repubblica Centrafricana (CAR) sono la diretta conseguenza dell’insurrezione dei ribelli di Séléka (“Coalizione” in lingua Sango), iniziata nel dicembre del 2012 e culminata con il colpo di Stato del marzo 2013.

Le ragioni alla base del golpe sono individuabili prevalentemente nella conduzione politica dell’ormai ex Presidente Bozizè e del suo establishment, colpevoli, agli occhi delle opposizioni, di aver guidato il Paese in maniera autoritaria e autoreferenziale, senza implementare misure adeguate di partecipazione democratica e, soprattutto, di più equa redistribuzione degli introiti derivanti della ricca industria mineraria nazionale, basata su oro, diamanti e uranio. La precaria situazione sociale ed economica del Paese e l’emarginazione di ampie fasce della popolazione ha spinto gli oppositori di Bozizè ad imbracciare le armi e a deporre il Presidente.

L’insurrezione di Séléka si è sviluppata in due fasi: la prima, tra novembre e dicembre del 2012, è stata caratterizzata da una repentina avanzata dei ribelli nelle aree rurali del sud del Paese. Una volta giunti alle porte della capitale Banguì, i miliziani hanno interrotto le operazioni militari accettando il piano di riconciliazione proposto dal Presidente Bozizè. L’accordo tra le parti prevedeva l’amnistia per i prigionieri politici, l’integrazione dei miliziani ribelli nell’Esercito nazionale ed un rimpasto di governo che garantisse maggiore partecipazione alle forze di opposizione. Tuttavia, le successive negoziazioni tra Séléka e governo della CAR, avvenute tra dicembre del 2012 e marzo del 2013, non hanno prodotto risultati significativi, spingendo i ribelli a riprendere le lotta armata. Le impreparate Forze Armate centrafricane non sono riuscite a reggere l’urto delle milizie ribelli e, dopo meno di un mese, Séléka ha deposto il legittimo presidente Bozizè ed ha nominato il suo leader Michel Djotodia quale Capo dello Stato ad interim.

Scarica l'analisi