11 NOVEMBRE 2014
Intelligence and Defence Update n°63
DI Staff Ce.S.I.

Sommario: Brasile, India, Stati Uniti, Turchia

 

 

Brasile

 

Il Brasile ha firmato un contratto del valore di 5,4 miliardi di dollari per l'acquisto di 36 cacciabombardieri Gripen E/F prodotti dal gruppo svedese Saab. Le consegne in lotti partiranno dal 2019 e dovrebbero continuare fino al 2024. La commessa, fortemente voluta delle Forza Aerea brasiliana (Força Aérea Brasileira – FAB) comprende 28 aerei monoposto Gripen E e otto biposto Gripen F. Per di più, come parte dell'accordo, la Saab e il Comando dell'Aeronautica brasiliana (COMAER) hanno siglato un accordo di 10 anni, diretto ad avviare una collaborazione industriale tra Brasile e Saab che prevede trasferimenti di know-how all'industria sudamericana. Quale unico cliente ad aderire all'acquisto del Gripen F di nuova generazione, il Brasile sarà fortemente coinvolto nello sviluppo del velivolo e interamente responsabile della sua produzione. Secondo la Saab, l'impegno del Brasile verso i Gripen E/F assicurerà il futuro operativo del modello, una prospettiva a rischio fino a pochi mesi fa. Nonostante l'Aeronautica militare svedese avesse aderito all'acquisto di 60 caccia Gripen E, il rifiuto svizzero di acquistare i velivoli, in seguito al referendum nazionale di maggio, ha rischiato di mettere in imbarazzo la Saab, poiché il contratto di produzione originale prevedeva, oltre alla Svezia, la partecipazione di un “partner strategico” in grado di contribuire alla condivisione dei costi e dei rischi legati al programma. Pertanto, il contratto siglato con il Brasile ha allentato la pressione sulla  Saab che può ora assicurarsi gli ordinativi. Oltre a marcare l'adesione del primo partner internazionale al programma Gripen Next Generation, il contratto brasiliano è interessante per due motivi: lo sviluppo dei biposto Gripen F e la prospettiva dello sviluppo di una variante navale Gripen M.  Sebbene il gruppo svedese si fosse espresso a sfavore dello sviluppo di una versione biposto del velivolo, ora toccherà alla FAB occuparsi della realizzazione e gestione di tale variante.                            Inoltre, per rispondere alle esigenze della portaerei della marina brasiliana São Paulo, la Saab ha proposto il  “Sea Gripen concept”. Tale velivolo potrebbe venire sviluppato qualora la Marina brasiliana dimostrasse interesse per la conversione con ski-jump della sua attuale portaerei o per la realizzazione di una nuova unità con le medesime caratteristiche. In questo caso, la forza navale brasiliana potrebbe avere un fabbisogno di altri 24 Sea Gripen.

 

 

India

 

L'India ha optato per l'acquisto dei missili anticarro di concezione israeliana Spike, rinunciando così all'alternativa americana, ovvero i sistemi Javelin. Nuova Delhi ha commissionato ad Israele la fornitura di almeno 8.000 missili Spike e più di 300 sistemi di lancio per un contratto d'acquisto dal valore totale di 420 milioni di euro. Lo Spike è un missile anticarro dotato di un sistema di guida “fire and forget” e di seeker IIR (Imaging-Infra-Red). Il missile, prodotto della Rafael Advanced Defence Systems, è stato selezionato a discapito del sistema d'arma americano Javelin di produzione Lockheed Martin e Raytheon. Nonostante gli indiani abbiano preferito affidarsi all'opzione israeliana, Washington non ha ancora perso le speranze di incrementare i legami dell'industria bellica a stelle e strisce con il gigante indiano e il suo promettente mercato. In seguito all'intensificarsi delle tensioni regionali, infatti, il governo del neoeletto presidente Narendra Modi è determinato a sbloccare i piani di selezione di numerosi sistemi di difesa e sta affrontando con risolutezza gli ostacoli che caratterizzano il non sempre lineare meccanismo di procurement indiano.                                                                                                                                                      

Secondo alcune stime di settore, l’India, attualmente il maggior importatore di armi al mondo, potrebbe investire, nei prossimi anni, fino a 250 miliardi di dollari nel comparto Difesa complici le tensioni frontaliere con la Cina, le recentissime schermaglie nella regione contesa del Kashmir e le minacce legate all'insurrezione naxalita.

 

 

Stati Uniti

 

Lockheed Martin ha raggiunto un accordo con il Pentagono per la produzione dell'ottavo lotto di caccia multiruolo F-35 Lightning II che comprende anche i primi velivoli per Israele e Giappone. L'ottavo lotto della fase di produzione iniziale a basso rateo (LRIP8) sarà composto da 43 velivoli così suddivisi: 29 cacciabombardieri per le Forze Armate americane (19 modelli F-35A per l’USAF, 6 F-35B per i Marines e 4 F-35C per l’US Navy), 2 F-35A per l'Italia e la Norvegia e 4 F-35B per la Gran Bretagna. Da ultimo, saranno prodotti anche i primi 2 F-35A per Israele e i primi 4 F-35A per il Giappone. Una volta completato il lotto LRIP 8 porterà il numero totale di F-35 operativi in otto nazioni a 209 unità.

Nonostante le cifre relative ai costi dei lotti non vengano solitamente rese pubbliche fino alla finalizzazione dell'accordo, ci si aspetta che il costo medio unitario per velivolo sia approssimativamente più basso del 3,6% rispetto al LRIP7. Ufficialmente, l'accordo sul LRIP8 dovrebbe essere siglato nelle prossime settimane, mentre i velivoli saranno consegnati nel 2016.

La graduale riduzione del prezzo degli F-35 dovrebbe accelerare ulteriormente con il nono lotto, in quanto è previsto un aumento della produzione (che nei prossimi tre anni dovrebbe raddoppiare e nei prossimi cinque triplicare) con ingenti economie di scala. Inoltre, il lotto LRIP 9 sarà il primo a beneficiare dal cosiddetto programma “Blueprint for Affordability” di ricerca e sviluppo che Lockheed Martin e i suoi partner industriali, BAE Systems e Northrop Grumman, hanno deciso di implementare (con un investimento di 170 milioni di dollari) allo scopo di diminuire i costi di produzione a beneficio esclusivo degli acquirenti.

 

 

Turchia

 

La Lockheed Martin e il gruppo turco Roketsan, specializzato nella produzione di sistemi missilistici, hanno stipulato un accordo per la produzione dei missili da crociera SOM-J. L'intesa riguarda lo sviluppo, la produzione, il marketing e la vendita dei missili SOM-J, volti ad arricchire l'arsenale a disposizione del caccia multiruolo di quinta generazione F-35 Lightning II.                                                                                                                                              

Il sistema d'arma SOM-J è un missile da crociera aria-superficie, di lunga gittata, ad alta precisione, dotato di tecnologia a bassa tracciabilità radar e in grado di operare in tutte le condizioni meteorologiche. Il SOM-J è una versione dalle dimensioni più ridotte rispetto al suo predecessore, il missile SOM, sviluppato dall'Istituto turco per la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie industriali legate alla difesa (TÜBİTAK-Sage) che è stato prodotto da Roketsan, a partire dal 2006, quale primo sistema d'arma di produzione indigena in grado di attaccare bersagli mobili e stazionari ad una distanza maggiore di 180 Km.                                                                                                                                                

Lo sviluppo del SOM-J è mirato a soddisfare la crescente domanda di missili da crociera di lunga gittata in grado di operare in contesti estremamente ostili, ma permette anche all’industria turca di beneficiare effettivamente della partecipazione al programma F-35. Infatti, la Turchia è stata uno dei nove partner iniziali del consorzio multinazionale Joint Strike Fighter, a partire dalla fase iniziale “Concettuale dimostrativa” avviata nel 1999. Dopo aver tergiversato per più di un anno sull'esecuzione del primo ordine a causa di estenuanti negoziazioni sulle contropartite industriali e il trasferimento tecnologico, in maggio, Ankara ha deciso di ordinare i primi due F-35 Lightning II su un piano di procurement che prevede l’acquisto complessivo di 100 velivoli. La firma dell'accordo per il SOM-J permetterà alla Turchia di disporre di munizionamento intelligente a lunga gittata di produzione nazionale da impiegare sull’F-35 andando, quindi, a ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri e ad incrementare le capacità di deterrenza dello strumento militare nazionale in un contesto regionale fortemente compromesso dalle crisi irachena e siriana.