25 LUGLIO 2013
Intelligence and Defence Update n°55
DI Staff Ce.S.I.

Sommario: Australia, Emirati Arabi Uniti, Francia, Russia, Stati Uniti

 

Australia

L’Esercito australiano, ha assegnato a Rhenimetall MAN Military Vehicles GmbH (RMMV) (joint venture composta da Rheinmetall AG e MAN Truck & Bus AG) un contratto del valore di 1,1 miliardi di euro per la fornitura di 2500 veicoli logistici nell’ambito della Fase 3B del progetto “Land 121” volto alla modernizzazione delle forze terrestri. I mezzi logistici, che saranno forniti tra il 2016 e il 2020, saranno prodotti presso lo stabilimento RMMV di Vienna e allestiti presso la sussidiaria australiana con il supporto di altre aziende locali. Nello specifico l’ordine riguarda veicoli recupero per mezzi pesanti, veicoli logistici pesanti, autocarri medi dotati di cassoni ribaltabili e vari altri veicoli in configurazione speciale (autogru, autobotti,). E’ previsto che parte dei mezzi venga fornita in configurazione protetta.

Grazie a tale programma, entro il 2020, l’Esercito australiano avrà completamente rinnovato il proprio parco di mezzi logistici, attualmente composto da veicoli acquisiti negli anni Ottanta da diversi produttori, standardizzandosi su veicoli moderni e forniti da un’unica realtà produttiva. L’ammodernamento della componente logistica e da trasporto è un processo che sta gradualmente interessando tutte le Forze Armate occidentali ed è diretta conseguenza dei massicci impieghi fuori area dell’ultimo decennio. Le realtà irachena e afghana, infatti, hanno dimostrato la necessità di disporre di un adeguato quantitativo di mezzi all-terrain multiruolo, dotati anche di protezioni balistiche e cabina blindata, al fine di poter supportare nel migliore dei modi le truppe combattenti e di poter avere maggiori chances di sopravvivenza rispetto alle tipiche minacce degli scenari operativi di contro-insorgenza.

 

Emirati Arabi Uniti

Gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato il 22 luglio scorso di aver ordinato dal consorzio Astrium due satelliti ottici da sorveglianza ad alta risoluzione “Helios” nell’ambito del contratto Falcon Eye del valore di 700 milioni di euro. L’accordo comprende anche una stazione di controllo terrestre e l’addestramento di 20 tecnici emiratini. Il Ministro della Difesa francese, Le Drian, nel manifestare la sua soddisfazione per il risultato raggiunto, ha precisato che la commessa va inserita in un più ampio accordo intergovernativo tra Francia e EAU che segna una rinnovata partnership tra i due Paesi e prevede anche la consulenza di tecnici francesi per l’interpretazione delle immagini e lo scambio di informazioni di intelligence. Nel complesso, l’acquisizione di una capacità satellitare ottica consente agli EAU di fare un ulteriore passo verso la creazione di una componente di difesa antibalistica da contrapporre all’arsenale missilistico iraniano. Infatti, molto probabilmente, i due satelliti fungeranno da strumenti di “allerta precoce” di eventuali preparativi di lancio da parte iraniana al fine di consentire il massimo preavviso possibile alle batterie antimissile THAAD di prossima acquisizione dagli USA per prepararsi all’intercettazione.

 

 

Francia

Il 22 luglio scorso la Direzione Generale degli Armamenti francese (DGA) ha reso noto che il comitato degli esperti dei 7 Paesi partner del programma del velivolo da trasporto A-400M (Belgio, Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Turchia) ha concluso le proprie attività di valutazione raccomandando la certificazione militare del velivolo, alla DGA stessa. Tale traguardo permetterà finalmente all’Armée de l’Air di accettare formalmente il primo velivolo già visto in volo al recente Salone di Le Bourget ed è successivo all’ottenimento della certificazione civile da parte dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (EASA) lo scorso maggio. Rimane, adesso, da conseguire la qualificazione militare ad opera dell’Organizzazione Congiunta per la Cooperazione in materia di Armamenti (OCCAR). L’A-400M è il più costoso programma militare europeo in atto (circa 25 miliardi di euro) e dopo una serie di ritardi dovuti a difficoltà tecniche e incrementi di costo sta finalmente per entrare in fase di piena industrializzazione con la consegna dei primi velivoli di serie. Permangono tuttavia incognite circa la reale capacità dei partner principali di confermare il piano di acquisizioni originali (170 velivoli + 4 export) visti i progetti di rimodulazione al ribasso delle Forze Armate nazionali attualmente in fase di implementazione in Francia, Germania e Gran Bretagna e le difficoltà economiche in cui si dibatte la Spagna. L’urgenza di disporre di velivoli operativi, almeno con l’Aeronautica francese, si spiega quindi, con la necessità industriale di attrarre al più presto clienti esteri ulteriori (che si aggiungano all’unico acquirente export attuale, ovvero la Malesia) in modo da dare un po’ di ossigeno alle consegne per i clienti domestici.

 

Russia

Il 22 luglio scorso il Comando delle Forze Missilistiche Strategiche russe della Regione degli Urali di stanza a Orenburg e due divisioni missilistiche da esso dipendenti sono stati messi in allarme nel conteso delle esercitazioni periodiche volte a verificare la capacità delle unità strategiche di rispettare i tempi di approntamento e valutarne la prontezza operativa. In particolare l’esercitazione ha coinvolto la divisione missilistica “Tagil”, equipaggiata con i missili Topol (SS-25 Sickle) e basata nella regione di Sverdlovsk, e la divisione missilistica “Yasnenskaya”, dotata di missili RS-20V Voyevoda (SS-18 Satan) e situata nella regione di Orenburg. Le attività addestrative dureranno fino al 27 luglio e comporteranno la simulazione di rischieramenti operativi delle batterie in aree addestrative predeterminate. Le attività addestrative delle Forze Missilistiche Strategiche avvengono a pochi giorni dalla conclusione delle più grandi esercitazioni delle forze convenzionali dai tempi della Guerra Fredda che, nei distretti militari Centrale ed Estremo Oriente, hanno coinvolto 160.000 uomini, 1000 tra mezzi corazzati e blindati, 130 velivoli e 70 navi da guerra. L’aumento della frequenza e della complessità delle attività addestrative è il segno tangibile del miglioramento della situazione delle Forze Armate russe determinato dal costante incremento delle risorse economiche disponibili. Infatti, nel periodo 2009-2013, la Russia ha destinato al proprio strumento militare mediamente 74 miliardi di dollari l’anno segnando praticamente il raddoppio degli stanziamenti rispetto ai primi anni del Duemila. Le prospettive future, dunque, complice la riforma della Difesa in via di realizzazione, e la congiuntura economica che dovrebbe mantenersi più che positiva, fanno ritenere che le Forze Armate russe avranno la possibilità di avvicinarsi agli standard occidentali recuperando parte del gap accumulato con il crollo dell’URSS.

 

Stati Uniti

Il Generale Martin E. Dempsey Capo di Stato Maggiore della Difesa degli Stati Uniti, su richiesta della Commissione Forze Armate del Senato americano, ha delineato gli scenari di possibile intervento delle Forze Armate statunitensi nel contesto della crisi siriana. In particolare, il Generale ha reso noto che il Pentagono si sta orientando su cinque scenari ipotizzabili: addestramento e sostegno alle forze di opposizione, esecuzione di attacchi stand off di natura limitata, attuazione di una no fly zone, implementazione di una zona cuscinetto nelle aree controllate dai ribelli e, infine, un’operazione volta alla conquista dei siti di produzione e stoccaggio delle armi chimiche del regime. Dal punto di vista economico, secondo le stime del Pentagono, il training e l’assistenza ai ribelli sarebbe l’opzione meno onerosa assestandosi intorno ai 500 milioni di dollari annui, mentre tutte le altre alternative si situerebbero ben oltre il miliardo di dollari al mese di spesa, a seconda della durata dello sforzo e della presenza effettiva di militari statunitensi sul terreno. Ciò che comunque risulta più interessante nella missiva inviata al Senato da Dempsey è la considerazione politico-strategica che il Generale ha espresso. Infatti, richiamandosi ai 10 anni di esperienza fatta dalle Forze Armate americane in Iraq e Afghanistan, Dempsey ha auspicato che, oltre a effettuare una scelta sul tipo di eventuale operazione militare da svolgere, l’establishment politico nazionale tenga presente la necessità di preservare il funzionamento dell’apparato statale siriano a prescindere dall’eventuale caduta del regime.