10 MAGGIO 2013
Intelligence and Defence Update n°51
DI Staff Ce.S.I.

Sommario: Francia, Germania-Indonesia, Italia, Stati Uniti, Stati Uniti-Cina

 

Francia

Il 5 maggio scorso è fallito un test di validazione del missile balistico nucleare francese M-51. L’ordigno, lanciato dal sottomarino nucleare Le Vigilant, è esploso per attivazione del sistema di autodistruzione 50 secondi dopo l’accensione del primo stadio a largo del Dipartimento del Finistère. Le cause del malfunzionamento sono ancora al vaglio delle autorità francesi.

Si tratta del primo caso di avaria del nuovo missile M-51 (capace di portare fino a 6 testate nucleari in un raggio di 9.000km) in servizio operativo dal 20 settembre 2010 (fino ad oggi solo con il sottomarino Le Terrible) e pone una seria incognita ai piani di modernizzazione dell’arsenale nucleare francese. Infatti, il missile, sviluppato da EADS-Astrium in collaborazione con Snecma Propulsion Solide e SNPE Matériaux Energétique, è destinato a diventare l’armamento standard di tutti e quattro gli SLBM francesi e il test del 4 maggio avrebbe proprio dovuto suggellare l’avvenuta integrazione del nuovo sistema d’arma sul Le Vigilant (al termine di 30 mesi di lavori) e il ritorno del sottomarino ai pattugliamenti operativi. A seguito dell’insuccesso registrato, invece, la Marine Nationale si ritrova con due piattaforme (Le Terrible e Le Vigilant) appena rimodernate, ma equipaggiate con un missile non pienamente affidabile, e altre due (Le Triomphant e Le Téméraire) in attesa di entrare ai  lavori ma dotate dei missili M-45 più anziani, ma affidabili. La flotta di 4 SLBM è strutturata in modo da consentire che uno dei sottomarini sia sempre in crociera operativa per garantire la capacità di deterrenza nazionale. Rimane al momento ignota la valutazione delle autorità francesi sul reale grado di operatività del battello Le Vigilant e sull’impatto dell’accaduto sulle rotazioni programmate delle unità. E’ comunque evidente che, qualora le analisi dell’incidente dovessero evidenziare la necessità di intervenire sui missili, la Marina francese non sarebbe più in grado di garantire la  permanenza in mare costante di una unità operativa e, di fatto, il Paese sarebbe privato, per alcuni mesi, della sua principale componente di deterrenza nucleare.

 

Germania-Indonesia

Il governo tedesco ha autorizzato la vendita all’Indonesia di 104 carri armati Leopard 2 e 50 IFV Marder 1A2, più ulteriori 10 veicoli speciali (da montagna, gettaponte e genio-pionieri) provenienti dai surplus dell’Esercito tedesco. A corredo della fornitura è previsto anche uno stock di munizioni.

La vendita di tale materiale d’armamento all’Indonesia ha scatenato polemiche in Germania e, in particolare, i Verdi hanno espresso preoccupazioni circa il rispetto dei diritti umani delle minoranze nel Paese asiatico ipotizzando l’eventuale utilizzo dei mezzi ai fini di repressione interna. A questo proposito il portavoce del Cancelliere Angela Merkel, Steffen Seibert, ha precisato che per il governo tedesco l’Indonesia rappresenta un partner affidabile e un esempio  di tolleranza religiosa. E’ singolare che lo scorso anno, i Paesi Bassi, abbiano espresso un giudizio diametralmente opposto sullo stesso argomento, non considerando sufficienti le garanzie del rispetto dei diritti umani da parte del governo di Jakarta e negando, conseguentemente, l’autorizzazione alla vendita di Leopard 2 usati dell’Esercito olandese al Paese asiatico.

Nel complesso l’acquisto dei Leopard 2 e dei Marder potenzia notevolmente la componente terrestre delle forze armate indonesiane e le allinea qualitativamente a quelle di Singapore, da sempre benchmark di riferimento e leader indiscusso a livello locale.

 

Italia

Il 2 maggio Alenia Aermacchi ha reso noto di aver siglato un contratto del valore di 141 milioni di dollari con Lockheed Martin per la produzione di componenti e per l’assemblaggio del primo set di ali per il velivolo F-35 JSF.  Alenia Aermacchi produrrà componenti della fusoliera (non definiti), l’ala e il cassone alare dell’F-35 nell’ambito dei suoi siti produttivi di Foggia, Nola (NA) e nel nuovissimo impianto di Cameri (NO) dove è previsto siano anche assemblati i velivoli italiani. Nell’ambito del valore di questo primo contratto sono anche comprese attività non ricorrenti, per un valore di 60 milioni di dollari, relative all’acquisto di attrezzature di produzione. Attualmente quella di Alenia Aermacchi è la seconda linea produttiva al mondo destinata alla costruzione delle ali dell’F-35 dopo quella di Lockheed Martin negli USA e in attesa che diventi operativa quella della IAI israeliana annunciata recentemente.

Il programma F-35 si sta ormai avviando alla fase di industrializzazione  a basso ritmo e si sta avvicinando il momento in cui anche l’Italia dovrà rendere nota la sua posizione a riguardo in termini di quantità e tempi di acquisizione dei velivoli.

 

Stati Uniti

L’USAF sta provvedendo all’aggiornamento della sua flotta di bombardieri strategici B-52H in servizio dagli anni Sessanta, per renderli idonei ad operare nel nuovo ambiente digitalizzato che caratterizza le Forze Armate americane. In particolare, la Boeing sta dotando i velivoli di un nuovo sistema di comunicazione, denominato Combat Network Communications Technology (CONECT), comprensivo di data-link satellitare che ne aumenterà grandemente la flessibilità operativa e  le capacità di comunicazione con altri aerei e forze terrestri. Nello specifico, grazie alle nuove dotazioni, gli equipaggi potranno cambiare i piani di missione  e aggiornare i bersagli delle armi direttamente in volo, superando il principale limite del B-52 che non prevedeva la possibilità di aggiornare i parametri della missione una volta decollato. Il contratto iniziale, del valore di 76 milioni di dollari, copre la produzione a basso ritmo dei primi CONECT kits, delle parti di rispetto e dei servizi di manutenzione presso la Tinker Air force Base in Oklahoma.

Grazie a questo ulteriore upgrade il B-52 manterrà ancora per molti anni un ruolo cruciale tra i bombardieri strategici statunitensi e aumenterà ulteriormente la sua polivalenza grazie alla possibilità di modificare direttamente in volo i target dei missili AGM-86 CALCM trasportati (fino a 20 per velivolo).

 

Stati Uniti-Cina

Il 6 maggio il Dipartimento della Difesa americano (DoD) ha consegnato al Congresso la relazione 2013 sugli sviluppi in materia militare e di sicurezza nella Repubblica Popolare Cinese. Secondo  il DoD nel corso del 2012 la Cina ha focalizzato i suoi sforzi sullo sviluppo di missili balistici convenzionali a corto e medio raggio, missili cruise antinave e land-attack, sistemi d’arma antisatellite e capacità di cyberwarfare, oltre che nel lancio della propria prima portaerei. La Difesa americana ha espresso preoccupazione circa l’evidente sforzo dell’establishment militare cinese volto all’acquisizione di capacità di sea-denial nell’area del Pacifico Occidentale nel contesto di una politica estera del Paese fortemente assertiva circa le dispute territoriali marittime che lo vedono confrontarsi con il Giappone e gli altri stati rivieraschi. Inoltre, per la prima volta, i vertici della Difesa americana hanno puntato direttamente il dito contro entità governative e militari della Repubblica Popolare Cinese accusandole di essere le dirette responsabili di alcuni tentativi di intrusione nei sistemi informatici del governo americano.

Ulteriori spunti di interesse emergono circa le valutazioni sull’attuale stato dell’arte dei velivoli stealth cinesi J-20 e J-31 e sull’operatività della portaerei Liaoning. Secondo gli analisti USA entrambi i velivoli si trovano ad uno stadio prototipico e non si prevede possano esprimere una reale capacità operativa prima del 2018, mentre la Lianonig è destinata ad almeno tre anni di training prima di essere considerata combat ready.

Per concludere, dal documento si evince la preoccupazione americana per la mancanza di trasparenza circa i fini ultimi che guidano le traiettorie di sviluppo dell’arsenale bellico cinese che si sta sempre più modernizzando alla ricerca  di una evidente  supremazia regionale.  Infine, vista l’accusa diretta e circostanziata alle autorità cinesi, emerge la volontà del DoD di dare un segnale chiaro sul fatto che ci sarà un cambio di passo statunitense nella strategia di contrasto alle attività di cyberspionaggio.