21 MARZO 2013
Intelligence and Defence Update n°49
DI Staff Ce.S.I.

Sommario: Cina, Danimarca, Germania, Italia-Russia, Stati Uniti

 

Cina

Secondo le rilevazioni del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) nel 2012 la Cina è salita al quinto posto tra i Paesi esportatori di armi convenzionali superando la Gran Bretagna.

Nel complesso, prendendo come riferimento i due quinquenni 2003-2007 e 2008-2012 l’export cinese è aumentato del 162% portando la quota di mercato cinese al 5% a livello mondiale.

Tra i principali clienti dell’industria bellica cinese troviamo il Pakistan, che rappresenta di gran lunga il primo mercato (55% delle vendite totali), seguito da Myanmar, Bangladesh, Algeria e Marocco.

Il trend dell’export militare cinese è stimato in crescita per i prossimi anni per due ordini di motivi: da un lato la produzione nazionale in alcuni ambiti è riuscita a raggiungere livelli qualitativi paragonabili alle produzioni russe (vedasi le performance dei MANPADS FN-6 nel contesto del conflitto siriano ), dall’altro, l’aggressiva politica commerciale del Paese asiatico, in particolare nel continente africano, che abbina forniture civili e militari in cambio dello sfruttamento delle materie prime locali.

 

Danimarca

La Reale Aeronautica Militare Danese ha annunciato l’apertura di una nuova selezione competitiva per determinare il velivolo successore degli ormai anziani Lockheed Martin F-16 a partire dal 2020.

Il fabbisogno operativo è quantificato in circa una trentina di macchine multiruolo e sono state ufficialmente invitate a partecipare alla gara Boeing con l’F-18 Super Hornet, Saab con il Gripen NG, il consorzio europeo Eurofighter con l’EF-2000 Thypoon e Lockheed Martin con l’F-35 Lightning  II.

La riapertura della competizione (la precedente valutazione fu congelata nel 2010 sia per motivazioni economiche sia perché gli altri partecipanti alla gara avevano considerato le specifiche tecniche troppo favorevoli all’F-35) , metterà il Paese, che attualmente si trova in una situazione di stagnazione economica e conseguente ristrettezza di budget, di fronte alla necessità di compiere una scelta con forti implicazioni di carattere industriale e di politica estera oltre che militare. Infatti, l’eventuale scelta dell’F-35 consentirebbe all’ Aeronautica Danese di mantenere la tradizionale comunanza operativa con l’USAF oltre che di consolidare la propria partecipazione di III° livello al programma aeronautico più avanzato al mondo; di converso, la scelta dell’Eurofighter comporterebbe una maggiore integrazione militare e industriale con i principali partner europei con sostanziali ritorni economici per le industrie nazionali nel prosieguo dello sviluppo del velivolo; infine, qualora la scelta cadesse sulla nuova versione del Gripen, si consoliderebbero ulteriormente i tradizionali legami tra i paesi di area nordica.

Nel complesso, considerando che il Paese è partner del programma F-35 fin dal 2002 e ha già investito circa 200 milioni di dollari ad oggi, è probabile che la riapertura formale della procedura di gara sia funzionale ad ottenere condizioni più favorevoli e maggiori compensazioni industriali nell’ambito del programma JSF. La decisione finale è attesa per metà 2015.

 

Germania

Nell’ambito del processo di ridimensionamento e riorganizzazione in chiave “expeditionary” delle Forze Armate Tedesche, portato avanti dal Ministro della Difesa Tedesco Thomas de Maizière e noto come “Personal Structure Model 185” (PSM 185),  il Ministero della Difesa ha comunicato di essere giunto ad un accordo con Eurocopter per un sostanziale ridimensionamento degli ordini di elicotteri multiruolo NH-90 e   da supporto e attacco Tigre. I primi passeranno da 122 a 82 (con la contestuale trasformazione di 18 ordini per la versione destinata all’Esercito in altrettanti destinati alla Marina) i secondi invece scenderanno da 80 a 57 di cui quattro per la prima volta schierati in Afghanistan a partire dallo scorso mese di gennaio.

La decisione tedesca, molto probabilmente, costituirà il precedente per analoghe riduzioni da parte degli altri partner europei dei due programmi elicotteristici.  Nel caso del Tigre in particolare, che deriva da un progetto franco-tedesco, si attende il nuovo Libro Bianco della Difesa francese (che dovrebbe essere reso noto entro fine marzo) per capire se, dopo la prima tranche già realizzata di 40 Tigre, sarà confermata negli stessi numeri anche la seconda e se, nonostante il taglio degli ordini tedeschi, sarà rispettata l’attuale divisione 50-50 dei carichi di lavoro tra le anime franco-tedesche di Eurocopter.  Infine, relativamente al progetto NH-90, la consistente riduzione tedesca potrebbe avere effetti negativi sia sulla conferma del nuovo ordine francese per 34 elicotteri, attesa entro fine mese, sia sulle richieste di riduzione degli ordini presentate da Spagna, Portogallo e Grecia.   

 

 

Italia – Russia

Il Presidente Russo Vladimir Putin ha ufficialmente ratificato l’accordo stipulato il 3 dicembre 2010 con il Governo Italiano al fine di consentire il ritiro del materiale bellico delle Forze Armate Italiane presente in Afghanistan attraverso il territorio della Federazione Russa.

Il trasferimento di mezzi militari, materiali e munizionamento avverrà via treno ed ogni viaggio sarà organizzato su specifica richiesta e con costi a carico della parte italiana, dopo la presentazione della lista completa del materiale trasportato alle autorità federali russe.

L’implementazione definitiva dell’accordo del 2010 testimonia i buoni rapporti italo-russi e consente agli alti comandi italiani di iniziare a pianificare il rimpatrio del contingente afgano evitando di far transitare  mezzi e materiali attraverso il Sud dell’Afghanistan ed il turbolento Pakistan.

 

 

Stati Uniti-Afghanistan

L’USAF ha ordinato alla Sierra Nevada Corporation (SNC) e al partner Embraer di dare esecuzione al contratto per la fornitura di 20 A-29 Super Tucano Light Air Support (LAS) destinati alla Forza Aerea Afgana e cruciali per fornire alle Forze Armate Afgane delle adeguate capacità di close air support entro il 2015  contestualmente al ritiro dei contingenti occidentali.

Il contratto di fornitura dei velivoli, del valore di 427 milioni di dollari,  sta subendo un sostanziale ostruzionismo da parte del competitor sconfitto, la Beechcraft (che proponeva un’apposita versione dell’AT-6 Texan II) che versa in cattive condizioni economiche e spera di poter ribaltare a proprio favore il verdetto dell’USAF grazie ad un ricorso al GAO (organo di controllo della spesa federale USA paragonabile alla nostra Corte dei Conti) per presunto danno erariale dovuto ad una minore percentuale di “lavoro americano” presente nel progetto A-29 che deriva dal Super Tucano brasiliano.

Il verdetto definitivo del GAO è atteso entro 100 giorni ma la decisone dell’USAF di dare inizio ai lavori dimostra quale sia la determinazione dell’Amministrazione USA a dotare al più presto gli alleati afgani delle capacità basilari per fronteggiare l’insorgenza talebana in autonomia anche sul fronte della CAS; resta da vedere se le considerazioni operative saranno abbastanza forti da sconfiggere le sempre potenti sirene del “buy american”.