08 FEBBRAIO 2013
Intelligence and Defence n°46
DI Staff Ce.S.I.

Sommario: India, Regno Unito, Russia, Taiwan

 

 

India

 

Il programma relativo all’acquisto di 197 elicotteri leggeri per l’Aeronautica indiana, in cui risultano attualmente in gara l’AS550 C3 Fennec della Eurocopter e il Ka-226 Hoodlum della Kamov, subirà un ulteriore slittamento di circa due anni, che si sommano a vari anni di ritardo già accumulati dal programma.

Secondo l’Air Chief Marshal indiano Kumar Browne, infatti, i test di verifica avrebbero evidenziato alcuni problemi tecnici nei motori di entrambi i velivoli, rendendo necessario quest’ultimo prolungamento del processo di acquisizione.

In realtà, tale programma è già da molti anni caratterizzato da scarsa chiarezza, che riflette le ambiguità ed i problemi interni al complesso sistema di procurement indiano. La competizione è iniziata nel 2003 con una RFP (Request For Proposal), relativa all’acquisto di 55 velivoli ed alla produzione locale, da parte della HAL (Hindustan Aeronautics Limited) di altri 142, per un valore totale dell’accordo di circa 600 milioni di dollari. Negli anni, varie aziende hanno partecipato alla competizione, che ha visto progressive chiusure, riaperture ed esclusioni che sono apparse in maggior parte come assolutamente arbitrarie.

Secondo varie fonti, il fattore decisivo della vicenda potrebbe essere il peso della lobby esercitata dalla compagnia indiana HAL, nonostante essa abbia tutto l’interesse, in quanto futura responsabile della produzione dei velivoli sotto licenza, di portare a termine il programma. Il programma in corso, infatti, vede infatti la HAL impegnata nel canalizzare al massimo l’offerta, da parte delle concorrenti, del ToT (Transfert of Technology) necessario per portare avanti lo sviluppo del proprio elicottero light utility HAL-LUH. Anche se risulta al momento improbabile che il programma verrà cancellato del tutto per assegnare la vittoria ad una nuova piattaforma della HAL, tutta la vicenda getta ulteriore discredito sul sistema di procurement indiano nel suo complesso, ed ostacola la possibilità dell’industria indiana di divenire, nel breve periodo, un partner credibile di quella europea ed occidentale.

 

 

Regno Unito

 

Il 31 gennaio scorso, il Ministero della Difesa britannico ha diramato il Defence Equipment Plan 2013-2022, piano decennale relativo ai propositi di spesa per esercizio e procurement delle Forze Armate per i prossimi dieci anni.

Il documento prevede una spesa pari a 184,19 miliardi di euro (159 miliardi di sterline), tra cui rientrano anche circa 10 miliardi di euro di risorse non assegnate per eventuali contingenze. Tale previsione supera di 10,43 miliardi di euro quella annunciata a marzo 2012.

Nel particolare, circa 44,5 miliardi di sterline saranno destinate a programmi relativi al settore dell’aviazione. Tra questi, il piano sottolinea l’importanza del raggiungimento della piena operatività delle Tranche 2 e 3 dell’Eurofighter, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo delle capacità multiruolo e ISTAR, ed un sostegno maggiore al programma del F-35 Lightning II, anche a seguito di un mercato internazionale del velivolo sempre più turbolento a causa dei ritardi accumulati. Inoltre, nella stessa spesa rientreranno investimenti nel settore dei velivoli a pilotaggio remoto, come l’UCAV Taranis in sviluppo da parte della BAe, degli elicotteri, tra cui l’acquisizione di 62 AW159 Wildcat di AgustaWestland e 14 CH-47 Chinook e l’upgrade della flotta attuale di Chinook e Eurocopter Puma, che incideranno per 12,1 miliardi di sterline, e del settore del trasporto (Airbus A400M), del rifornimento (A330 Voyager) e dell’intelligence (tre Boeing RC-135W Airseeker).

Il totale della spesa per gli armamenti destinati all’Esercito sarà di 14,32 miliardi di euro, mentre la Marina avrà a disposizione ben 62,44 miliardi di euro, da impiegarsi sia per quanto riguarda le unità di superficie, tra cui rientra l’ambizioso programma di costruzione di due portaerei STOVL e delle fregate Type 45 e Type 26, che per i sottomarini.

Tale piano decennale, il primo pubblicato dal dicastero britannico, si è reso necessario in seguito alle numerose polemiche sorte in seguito alla denuncia della non sostenibilità dei programmi da parte del NAO (National Audit Office), ente parlamentare preposto al monitoraggio della spesa pubblica.

 

 

Russia

 

Il vice premier russo Dmitry Olegovich Rogozin ha confermato le voci secondo le quali la Marina russa ha riscontrato diversi problemi relativi alle navi da assalto anfibio classe Mistral, in costruzione nel cantiere francese in seguito ad un accordo dal valore di 1,27 miliardi di euro.

Le trattative tra Francia e Russia per l’acquisto delle due Mistral, prima acquisizione di hardware militare da un Paese NATO per Mosca, sono iniziate nel 2009, ma hanno subito diversi rallentamenti a causa del mancato accordo relativo al ToT (Tranfert of Technology) tra i due Paesi. Lo stallo è stato superato con un accordo che ha previsto la costruzione congiunta di due fregate, la Vladivostok e la Sevastopol, nel cantiere navale francese di Saint-Nazaire, con un’opzione per la produzione di ulteriori due unità nel futuro cantiere navale di Kotlin, nei pressi di San Pietroburgo. Nonostante ciò, durante i lavori sulla prima piattaforma sono stati riscontrati diversi problemi, relativi soprattutto al fatto che tali imbarcazioni non possono operare in acque più fredde di -7 gradi centigradi, come quelle del Mare Artico, e che i tipi di carburanti utilizzati non sono attualmente prodotti in Russia. Tali problemi hanno portato alla posticipazione al 2016 della costruzione, ed al relativo pagamento, delle altre due unità.

Le Mistral (199x32 mt) hanno un dislocamento a pieno carico di 21.300 tonnellate e velocità massima di 18,8 nodi, e una configurazione di trasporto variabile che comprende fino a 50 veicoli e 900 soldati. Gli elicotteri impiegati sulla versione russa saranno il Kamov Ka-52 (Hokum B), versione biposto affiancato dell’elicottero d’attacco Ka-50, e i Kamov Ka-27 (Helix) con funzioni ASW (Anti Submarine Warfare).

 

 

Taiwan

 

Il primo sistema radar early warning per la difesa anti missilistica è entrato in servizio presso le Forze Armate di Taiwan, collocato su una una postazione fissa sulle montagne a ridosso della base aerea di Hsinchu, nel nord del Paese. Il sistema, acquistato dagli Stati Uniti nel 2004 per 1,38 miliardi di dollari, è basato sul Pave-PAWS (Phased Array Warning System) e permette di generare un allarme di attacco missilistico fino a un range di 5.000 km nel giro di sei minuti.

Tale accordo mette in evidenza la posizione di Taipei come alleato strategico di Washington, anche a seguito delle dichiarazioni taiwanesi secondo le quali il sistema potrebbe fornire informazioni accessibili agli Stati Uniti, previa approvazione. L’implementata collaborazione nel settore early warning, infatti, rende a tutti gli effetti l’isola un anello fondamentale della rete di difesa strategica degli Stati Uniti nella regione, in funzione del contenimento dell’ascesa cinese nell’area.

Nonostante i rapporti tra Taipei e Pechino siano sensibilmente migliorati in seguito alla rielezione di Ma Ying-jeou nel gennaio 2012, infatti, Pechino continua a considerare l'isola come parte del suo territorio in attesa di riunificazione e, secondo diverse fonti, manterrebbe oltre 1600 missili balistici puntati sull’isola. Tale controversia contribuisce a destabilizzare il quadro strategico del Mare Cinese Meridionale, e fornisce dunque la sponda agli Stati Uniti per rafforzare la propria presenza nell’area.