27 MARZO 2013
La crisi bancaria che scuote il Mediterraneo
DI Valentina Ficarella

La crisi che questi giorni sta scuotendo le banche di Cipro rischia di far uscire l’isola dall’euro se non si agirà tempestivamente. Il nuovo governo di Nicosia, guidato dal Presidente Nikos Anestesiades, ha chiesto aiuto all’Unione Europea, ottenendo, al termine di una lunga trattativa, una proposta di aiuti che colmerebbe però solo parte del debito. I Paesi europei, infatti, sono disposti a concedere un prestito di “soli” 10 miliardi di euro, a fronte di un debito che ammonta a quasi 17 miliardi. Cipro dovrà contribuire attivamente a trovare parte dei fondi per colmare l’ingente debito, ed è ormai certo che tali fondi deriveranno dall’imposizione di un prelievo bancario forzoso del 20%, che riguarderà i depositi superiori ai 100.000 euro della Bank of Cyprus, il principale istituto di credito dell’isola. La decisione di attuare un intervento diretto sui depositi bancari ha così escluso le ipotesi di un risanamento totale dei debiti contratti, che avrebbe portato la soglia del debito nazionale al 145% del Pil.

Sussistono notevoli dubbi, da parte dell’Unione, di addossarsi ancora una volta l’intero onere di un’altra economia sull’orlo del tracollo, dopo gli interventi in Grecia, Irlanda e in Portogallo. Nei precedenti casi di aiuti forniti alle economie di Paesi europei in difficoltà erano stati attuati interventi invasivi, come la nazionalizzazione delle banche o l’immissione di liquidità ai governi per sostenere le banche stesse, ma non erano mai state attuate misure drastiche come quelle proposte per Cipro. La condizionalità del prestito è una delle caratteristiche dei programmi di aiuti da parte delle organizzazioni economiche internazionali come l’FMI o la Banca Mondiale, e consistono nel subordinare la concessione dell’aiuto economico all’attuazione, da parte del governo beneficiario, di politiche e riforme strutturali ritenute necessarie affinché l’aiuto produca un effettivo risanamento delle cause che hanno portato al debito. Uno degli esempi più rilevanti della condizionalità del prestito è quello riguardante l’Argentina, dove sono stati applicati i principi del “Washington Consensus”, ossia una serie di suggerimenti economici standardizzati di stampo neo-liberista, considerati applicabili a tutti i Paesi bisognosi di riforme economiche. Tuttavia, molti dei principi del “Washington Consensus” non hanno sortito gli effetti sperati ed hanno spesso creato ripercussioni negative sugli strati sociali più deboli.

La critica maggiore che è stata fatta alle proposte della Trojika (formata dai Paesi dell’Eurogruppo, dalla Commissione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale) questa volta, non riguarda solo la durezza delle imposizioni, ma anche la mancanza di una reale riforma strutturale. La proposta pensata per Cipro sembra piuttosto una sorta di “punizione” per non aver corretto, in precedenza, un sistema economico basato quasi esclusivamente sui flussi di investimenti esteri.

Il governo cipriota non ha, almeno inizialmente, accettato di buon grado le condizioni imposte dall’Unione Europea, che hanno scatenato anche i duri commenti del premier russo Medvedev, il quale non ha esitato a definire le proposte europee di ispirazione “sovietica”. La reazione del Cremlino era più che prevedibile, vista la preponderante presenza di investimenti russi nell’isola, attratti da un sistema di tassazione estremamente favorevole ai capitali esteri.

Probabilmente è per via di questa “special relationship” che Cipro ha chiesto aiuto anche a Mosca, dopo l’iniziale sconcerto suscitato dalle condizionalità poste da parte dell’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. 

La richiesta di Cipro prevedeva, in cambio di aiuti per sanare il debito, la cessione alla Federazione Russa dei diritti estrattivi sulle riserve di gas offshore, sui quali, tuttavia, la parte settentrionale di Cipro, a prevalenza turca, ha avanzato delle rivendicazioni. Tuttavia il Cremlino parrebbe non interessato alle proposte cipriote, ed ha affermato di voler offrire il proprio intervento solo dopo che Cipro e Ue avranno raggiunto un accordo. I depositi russi a Cipro non sono un argomento di cui il governo di Mosca sembra voler discutere con piacere, e i sospetti di riciclaggio che ricadono sui fondi degli oligarchi che investono all’estero rappresentano un indice di indebolimento politico che Mosca stenta ancora a riconoscere.

La ricerca di un “piano “B” che fornisse un’alternativa ad una misura giudicata profondamente iniqua, quale i prelievi sui capitali depositati nelle banche, ha impegnato duramente il parlamento di Nicosia, dopo le ondate di proteste della popolazione e la seguente chiusura delle banche nei giorni scorsi, resa necessaria per evitare repentine fughe di capitali. Ma i Paesi della Troijka hanno continuato a sostenere che nessun’altra misura, oltre ai prelievi sui depositi oltre ai 100.000 euro, potesse garantire il pagamento dei debiti.

Una svolta nell’area dell’euro potrebbe derivare dall’avvio della supervisione bancaria europea, che avrà come fine la creazione di una Unione bancaria integrata. Tale sistema prevede un ruolo di monitoraggio affidato alla Banca Centrale Europea, che si avvarrà della collaborazione delle autorità di vigilanza di ciascuna nazione. L’obiettivo è far si che i debiti delle banche non si trasformino in crisi nazionali in grado di minacciare la stabilità dell’Unione, attraverso un sistema di vigilanza più efficiente che assicuri un’attuazione uniforme delle norme in tutti gli Stati della Zona Euro. La BCE avrà l’autorità di intervenire, chiedendo l’adozione di misure correttive, nel caso in cui una banca violi le norme pattuite. Dopo vari mesi di trattative, lo scorso 19 marzo il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sul trasferimento della vigilanza bancaria dagli stati membri alla Banca centrale europea. La supervisione riguarderà le banche che hanno asset superiori ai 30 miliardi di euro o comunque al 20% del Pil, e la sua entrata in vigore è prevista per il 1° marzo 2014.