00 0000
Maliki ferma Mosca: come e se cambierà lo scenario in Medio Oriente
DI Gabriele Confalonieri

Resta al momento sospesa l’attuazione dell’accordo siglato nell’ottobre scorso dal Premier iracheno Nouri al-Maliki e dal suo omologo russo Dmitrij Medvedev. Il capo del governo di Baghdad si era recato in visita ufficiale a Mosca per sottoscrivere con il governo russo una serie d’intese economico-militari volte a intensificare le relazioni bilaterali tra i due Paesi. I motivi che avrebbero spinto Maliki a congelare la maxi-commessa, secondo le dichiarazioni rilasciate dal suo portavoce Alì Mussawi, sarebbero da attribuirsi a presunti affari di corruzione che graverebbero sull’accordo. Tuttavia, appare sempre più probabile che l’alt imposto dal Primo Ministro sia stato dettato da dinamiche di potere all’interno dell’esecutivo, con il Ministro della Difesa ad interim, Saadoun al-Dulaimi, sunnita, che avrebbe portato avanti l’accordo senza coinvolgere lo staff di Maliki.

La parte più sostanziosa dell’intesa riguarderebbe l’acquisto, da parte del governo di Baghdad, di forniture militari per un valore di 4,2 miliardi di dollari, che renderebbero la Russia il secondo più grande fornitore di armi dell’Iraq dopo gli USA. In base all’accordo, in particolare, la Russia dovrebbe fornire all’Iraq trenta elicotteri MI-28NE e quarantadue batterie missilistiche semoventi terra-aria Pantsir S-1. Baghdad, inoltre, starebbe trattando l’acquisto di una fornitura di veicoli corazzati pesanti e di Mig-29 che potrebbero interrompere i negoziati tra Baghdad e Washington per l’acquisizione di un’ulteriore tranche di caccia di F-16. Il Cremlino, colto da iniziale entusiasmo, aveva già reso pubblica la notizia di un ulteriore summit, avvenuto tra Maliki e il Presidente russo Putin, riguardante l’avvio di un piano di cooperazione energetica tra la Russia e l’Iraq in base al quale, come inizialmente annunciato dallo stesso Maliki, il governo di Baghdad avrebbe aperto le porte del proprio Paese alle compagnie petrolifere russe intenzionate a investire nella produzione di greggio in Iraq.

L’obiettivo di Mosca sembra quello di diventare un interlocutore di primo piano in un’area di grande importanza strategica che, dopo la caduta di Saddam Hussein, è diventata zona di influenza statunitense. Va considerato, inoltre, che un’eventuale caduta del regime siriano di Bashar al-Assad priverebbe la Russia del suo principale alleato e acquirente in Medio Oriente. Con l’eventuale recupero dell’accordo di difesa siglato con l’Iraq, dunque, Mosca riuscirebbe in un sol colpo a rientrare dalle perdite subite nel settore dopo la caduta del regime libico di Muammar Gheddafi e a premunirsi nel caso in cui analoga sorte toccasse al presidente siriano Assad. Dunque, le autorità russe stanno tentando di sfruttare i cambiamenti in atto in Medio Oriente per ampliare il numero dei propri partner e per far fronte ai nuovi assetti nella regione. Certo è che un possibile accordo tra l’Iraq e quella Russia principale alleato di Assad non è visto di buon occhio, in questo momento storico, dai Paesi sunniti della regione.

In attesa che si faccia chiarezza sulle accuse di corruzione, il rappresentante del Comitato della difesa e della sicurezza del Parlamento iracheno, Hasan Jihad, avrebbe già reso noto che Bagdad intende inviare in Russia una nuova delegazione per rinnovare la firma del contratto di acquisto di armi. Infatti, non sarebbero stati solo motivi di opportunità politica a spingere il premier iracheno a sottoscrivere l’accordo in ottobre. Vi sarebbero anche questioni di ordine economico: basti pensare che in questo momento le armi di fabbricazione russa possono essere acquistate a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelle di altri competitor (come ad esempio gli Stati Uniti) e che gli arsenali iracheni sono ad oggi ancora ricchi di armamenti che risalgono all’epoca sovietica e che necessitano di parti di ricambio.

A preoccupare Maliki, in un’ottica strategica, sarebbe inoltre la mancanza di disponibilità di armamento pesante che possa garantire stabilità interna e sicurezza esterna al suo Paese, considerando anche l’andamento al rilento delle trattative con gli Stati Uniti per la fornitura di armi pesanti. Gli USA infatti, nonostante il momentaneo passo indietro compiuto dal Premier iracheno, iniziano a guardare al governo di Baghdad con estremo scetticismo, anche a causa dell’ambigua posizione che lo stesso sta assumendo nei confronti della crisi siriana. La ricerca di nuovi partner nel settore difesa ha portato Maliki, nel corso del suo tour di ottobre, a far tappa anche in Repubblica Ceca, dove sono state apportate delle modifiche ai contratti già stipulati per l’acquisto di aerei cechi L-159, che serviranno per l’addestramento della nuova Aeronautica irachena.

Se, pertanto, la ricerca di nuove intese rappresenta oggi per l’Iraq una proficua occasione da sfruttare dopo decenni di intorpidimento dovuto alle rigide sanzioni economiche e al congelamento delle proprie relazioni internazionali, per la Russia l’eventuale ma non scontato ripristino dell’accordo di ottobre significherebbe la possibilità di poter stabilire nuovi equilibri nel gioco d’influenze nella regione mediorientale.