La competizione strategica tra Cina e India nell’Oceano Indiano
Asia e Pacifico

La competizione strategica tra Cina e India nell’Oceano Indiano

Di Tiziano Marino
14.03.2024

Di recente la competizione tra Pechino e Nuova Delhi nell’Oceano Indiano (Indian Ocean Region - IOR) si è intensificata, producendo effetti sulla postura degli attori presenti nell’area e, di conseguenza, anche sugli equilibri regionali in senso ampio. La IOR è da sempre principale teatro dell’azione politica ed economica dell’India, che la domina tanto dal punto di vista geografico, quanto in termini di influenza. La Indian Navy, in particolare, ha evidenziato, nella Strategia marittima del 2015, come l’intero Oceano Indiano – dalle coste orientali dell’Africa al Mare delle Andamane – rappresenti una priorità assoluta per il Paese, che si pone dunque come principale security provider regionale. Allo stesso tempo, la IOR è al centro degli interessi cinesi, in quanto via di transito delle forniture di petrolio provenienti da Golfo e Africa e delle rotte commerciali con l’Europa. In questo quadro, l’area è divenuta terreno di competizione crescente tra i due principali attori asiatici, con la Repubblica Popolare Cinese che ha di fatto aumentato la pressione sul rivale indiano perseguendo un duplice obiettivo: rispondere al riavvicinamento in corso tra India e Stati Uniti e, soprattutto, tenere gli indiani il più possibile distanti dalle dinamiche politico-securitarie del Pacifico. Dal punto di vista cinese, infatti, spingere Nuova Delhi a concentrarsi sull’immediato vicinato rappresenta una strategia utile a ridimensionarne il peso all’interno della più ampia competizione indo-pacifica.

In questo contesto, particolare rilevanza rivestono gli sviluppi in corso nella Repubblica delle Maldive, dove lo scorso ottobre Mohamed Muizzu ha vinto le elezioni presidenziali dopo aver impostato una campagna elettorale apertamente anti-indiana e mirata al rafforzamento del partenariato con la Cina. Coerentemente con quanto proposto, il neo Presidente maldiviano ha concordato, entro il 10 maggio prossimo, il ritiro del contingente militare indiano presente sull’isola, composto da 89 unità perlopiù impiegate nel supporto alle attività di ricognizione aerea. Attualmente, si segnala già il rientro in patria di 25 militari di Nuova Delhi dispiegati nell’atollo meridionale di Addu. A riprova dei mutamenti in corso già nel mese di gennaio, dopo aver scelto la Turchia come meta del suo primo viaggio da Presidente, Muizzu si è recato in visita in Cina per elevare le relazioni bilaterali a “partenariato cooperativo strategico globale” e confermare, da un lato, il pieno sostegno alla posizione cinese su Taiwan e, dall’altro, l’adesione del Paese alla Belt and Road Initiative (BRI). Successivamente, funzionari maldiviani hanno anche annunciato un accordo con la Cina per la fornitura di assistenza militare, aspetto che segnala con chiarezza quale dovrebbe essere la traiettoria del Paese nel breve-medio periodo.

In parziale risposta al riposizionamento in chiave filo-cinese delle Maldive, la Marina militare indiana ha annunciato la volontà di realizzare una nuova base navale presso l’isola di Minicoy, territorio indiano parte dell’arcipelago delle Laccadive, situato tra i 200 e i 300 km al largo della costa di Kerala. La base militare indiana, la seconda nell’arcipelago dopo quella di Karavatti, disterà solo un centinaio di chilometri dalle Maldive e svolgerà un ruolo rilevante per l’India in termini di mantenimento delle capacità di vigilanza delle strategiche linee di comunicazione marittima presenti nell’area. Parallelamente, nel settore più occidentale della IOR, il viaggio ufficiale della Presidente indiana Droupadi Murmu presso la Repubblica di Mauritius, effettuato l’11 marzo, appare come una mossa utile a consolidare i tradizionali buoni rapporti con un altro attore strategico presente nella regione. Per quanto concerne Mauritius, la Marina militare indiana è impegnata già dai primi anni duemila nel pattugliamento della zona economica esclusiva dell’arcipelago. Al Paese, l’India ha fornito ampia assistenza finanziaria anche di recente, attraverso l’apertura di linee di credito per diverse centinaia di milioni di dollari tra il 2018 e il 2021. La Repubblica di Mauritius, inoltre, si segnala per essere tra i principali intermediari per gli investimenti diretti esteri in entrata nel mercato indiano e il primo in assoluto, nell’anno fiscale 2022-2023, per investimenti esteri nel mercato azionario di Nuova Delhi. Attualmente, l’India sembrerebbe anche intenzionata a rafforzare la sua posizione militare nell’arcipelago. In particolare, stando ai numerosi report apparsi sui media internazionali, Nuova Delhi sarebbe impegnata nella realizzazione di una pista di atterraggio e di un molo sull’isola settentrionale di Agalega, situata circa 1.000 chilometri a nord rispetto all’isola principale di Mauritius. Le strutture in questione fornirebbero un punto di approdo per gli assetti aeronavali impegnati nell’area in attività di sorveglianza. In questo quadro, la presenza della Presidente indiana nel Paese in occasione della festa nazionale rimarca la solidità delle relazioni esistenti, facilitate da profondi legami culturali ed etnici, che hanno contribuito a rendere Mauritius una delle porte d’accesso privilegiate dell’India ai mercati di Africa e Medio Oriente. Proprio in un discorso nella capitale St. Louis, il Primo Ministro Modi nel 2015 aveva presentato il concetto di Security and Growth for All in the Region (SAGAR), che descriveva la visione indiana per la regione in parziale contrapposizione alla BRI cinese.

Nel breve-medio periodo, la competizione strategica tra India e Cina lungo il settore occidentale della IOR assumerà sempre maggiore rilevanza, anche alla luce dell’interesse crescente nei confronti dei Paesi della costa orientale africana e delle tensioni mediorientali. Già tra ottobre e dicembre scorso, i leader di Tanzania e Kenya, due Paesi africani da anni al centro nei progetti infrastrutturali legati alla BRI cinese, si sono recati in visita in India per rilanciare le relazioni bilaterali. Tali visite, favorite dalla decisione del governo Modi di promuovere l’adesione dell’Unione Africana al forum G20, hanno prodotto per l’India la formalizzazione di un partenariato strategico con la Tanzania e la pubblicazione di un “Joint Vision Statement on Maritime Cooperation” per l’Oceano Indiano con il Kenya. Parallelamente, tra fine dicembre e inizio gennaio, la Marina militare indiana ha dispiegato un ingente numero di assetti, tra cui diverse cacciatorpediniere lanciamissili e mezzi da ricognizione, al fine di presidiare le acque a est del Mar Rosso dove si registrano gli attacchi contro il naviglio mercantile da parte delle milizie Houthi. Tra gli equipaggi delle navi colpite, infatti, si segnala l’ampia presenza di marinai indiani, alcuni dei quali sono rimasti uccisi a seguito dei tentativi di affondamento dei mercantili riconducibili a Israele o ai Paesi del blocco Euro-Atlantico.

Mosse rilevanti da parte di India e Cina si registrano anche nel settore centro-orientale della IOR e, in particolare, in Sri Lanka, attore da tempo al centro della contesa tra le due potenze asiatiche. Qui, lo scorso gennaio, l’India ha fatto pressioni sul governo di Ranil Wickremesinghe affinché negasse l’autorizzazione all’attracco di una nave da ricerca cinese nel porto di Colombo. La presenza cinese nell’area, infatti, è andata intensificandosi dopo il cambio di governo sull’isola e Pechino ha da tempo ampliato gli sforzi per rafforzare la propria influenza in questo quadrante. Al fine di rispondere alle mosse cinesi, l’India attraverso il colosso Adani Group, ha avviato lo sviluppo del West International Terminal, nella capitale Colombo. Considerato strategico dagli stessi Stati Uniti, il progetto è sostenuto anche da un finanziamento di oltre 500 milioni di dollari da parte dell’International Development Finance Corporation americano. La partita sui porti srilankesi, infatti, riguarda di fatto il controllo del transito del naviglio commerciale attraverso lo stretto di Malacca, snodo cruciale da cui passa buona parte delle forniture energetiche e, più in generale, del commercio estero cinese. A tal proposito, proprio i porti di transhipment dello Sri Lanka svolgono un ruolo decisivo e l’isola è approdo privilegiato delle navi in attesa di transitare nello stretto. In questo quadro, l’India ha avviato una serie di iniziative volte a indebolire la posizione cinese, tra cui la costruzione di infrastrutture militari e di un porto di transhipment alternativo sull’isola di Gran Nicobar. Lo scopo, in questo caso, è quello di presidiare lo strategico canale di Ten Degree e togliere centralità alle infrastrutture situate in Paesi “contesi” come lo Sri Lanka stesso.

In particolar modo, le azioni indiane nella regione mirano a modificare il quadro strategico complessivo. L’obiettivo, in caso di escalation delle tensioni con la Cina sui vari dossier del Pacifico, appare quello di colpire indirettamente il rivale limitandosi ad aprire i suoi porti strategici alle navi degli alleati QUAD, ossia Stati Uniti, Australia e Giappone. Dal canto suo, Pechino potrebbe rispondere intensificando ulteriormente gli sforzi e la presenza nella IOR e, parallelamente, mettendo pressione maggiore lungo il confine continentale con l’India, dove si da settimane si registrano nuove tensioni. In questo contesto, dunque, la rilevanza della IOR è destinata a crescere in maniera esponenziale nel breve-medio periodo e anche la presenza di attori attualmente periferici potrebbe crescere, con conseguenti effetti sui già instabili equilibri regionali.

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